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Le date possibili sono comprese tra il 22 marzo e il 25 aprile.
La danza della Pasqua sul calendario

di Giovanni Pellegri

I sacerdoti e gli astronomi hanno una preoccupazione in comune: determinare la data della Pasqua. È un compito tutt'altro che facile come testimoniano le migliaia di pagine scritte e depositate nelle biblioteche di tutto il mondo. Molti matematici e astronomi hanno collaborato per cercare di definire alcune procedure per il calcolo del giorno più problematico del calendario. Le basi teoriche furono decise al concilio di Nicea nel 325 d.C. quando si stabilì che la Risurrezione di Cristo doveva essere celebrata la domenica che segue il primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera, in parole più semplici, è Pasqua la domenica dopo la prima Luna piena di primavera. L’applicazione di questa regola però si rivelò subito complicata, perché in assenza di una semplice formula numerica era impossibile stabilire in anticipo la ricorrenza fondamentale della religione cristiana, senza dover ricorrere all’osservazione astronomica.

La determinazione della Pasqua necessita infatti la comprensione di due elementi astronomici fondamentali, i cicli solari (equinozio di primavera) e cicli lunari (Luna piena). Quando nel 1578 Papa Gregorio XIII cercò di trovare una soluzione alla data della Pasqua, i problemi di meccanica celeste si sommavano a quelli di un calendario non rispettoso dei cicli cosmici. Il calendario fino allora usato era quello giuliano che discostava le date civili dagli eventi astronomici di 11 minuti e 15 secondi all’anno. Già all'inizio del VIII secolo l’equinozio di primavera cadeva il 18 marzo e non più il 21 marzo. Se non si fosse intervenuti a correggere questo errore col passare dei secoli si sarebbe festeggiato Natale in un clima autunnale e Pasqua in inverno.

Ugo Boncompagni, così si chiamava Papa Gregorio XIII, si circondò allora di brillanti matematici ed eminenti astronomi ai quali chiese di risolvere questo problema. I lavori iniziarono nel 1578 e finirono il 24 febbraio 1582 con la solenne proclamazione di un nuovo calendario che chiamiamo ancora oggi gregoriano. Risolto il primo problema, la data della Pasqua dipendeva ora solo dalla meccanica celeste.
Il passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano non fu però indolore. Per annullare i giorni di troppo accumulati nel tempo, Gregorio XIII fece sparire improvvisamente 10 giorni, si passò così da giovedì 4 ottobre 1582 a venerdì 15 ottobre 1582. Questo creò non pochi problemi ai datori di lavoro, ai banchieri e ai debitori, anche i contadini protestarono rivendicando il salario per quei giorni mancanti. L'opposizione si alzò soprattutto dai Paesi protestanti, tanto che Voltaire affermò "gli stolti preferiscono essere in disaccordo col Sole piuttosto che d'accordo con il Papa.".
I cantoni svizzeri protestanti accolsero la riforma in ritardo, tanto che per alcuni anni in Svizzera cattolici e protestanti celebrarono la Pasqua a date differenti. Il passaggio al calendario gregoriano da parte dei protestanti svizzeri avvenne nel 1701, dal 31 dicembre del 1700 si passò direttamente al 12 gennaio 1701. I Paesi di rito greco-ortodosso applicarono il nuovo calendario solo all’inizio di questo secolo ed oggi solo alcune Chiese ortodosse calcolano ancora la data della Pasqua sulla base del calendario giuliano.
Nel 1997 ad Aleppo (Siria) il Concilio Mondiale delle Chiese ha proposto di unificare per tutti i cristiani, la festività della risurrezione di Cristo, utilizzando, come referenza per il calcolo dei dati astronomici, il meridiano di Gerusalemme. La proposta potrebbe essere accolta già dal 2001, sfruttando il fatto che l’anno prossimo, per i due calendari, la data della Pasqua è casualmente identica. Se le due Chiese lo desidereranno si potrà così riportare ad una data comune la celebrazione della risurrezione di Cristo. Con il nuovo sistema le differenze rispetto al computo attuale non saranno eccessive. Fatto curioso, si avrà anche una nuova data possibile per la Pasqua, finora incompatibile con l’attuale sistema di calcolo. Anche al 21 marzo potrà essere Pasqua e questo accadrà nel 2877. Chissà se a quella data, protestanti, ortodossi e cattolici riusciranno a festeggiare la Pasqua insieme, magari negli spazi intergalattici.

 

È Pasqua la domenica che segue la prima luna piena di primavera
Tra cicli solari e cicli lunari

Le date della Pasqua oscillano sul calendario tra due estremi posti a quasi un mese di differenza: la Pasqua più bassa possibile cade il 22 marzo, accade solo a quando si ha una Luna piena per sabato 21 marzo. Di conseguenza, la domenica successiva (22 marzo), è Pasqua. Fu Pasqua al 22 marzo nel 1818, la prossima sarà nel 2285.
La Pasqua più alta è invece celebrata il 25 aprile. Questo succede quando la Luna Piena si verifica il giorno che precede l’equinozio di primavera (20 marzo). Di conseguenza un ciclo lunare dopo (18 aprile) si ha la prima Luna piena di primavera e se per caso questo giorno cade di domenica allora è Pasqua una settimana dopo, cioè il 25 aprile. L'abbiamo avuta nel 1943, l'avremo ancora nel 2038.
Conoscendo le date della Pasqua degli ultimi cento anni, esiste un metodo semplice per prevedere quando sarà Pasqua nel 2049? Non perdete tempo a ricercare una logica, la sequenza delle date della Pasqua si ripete infatti con un periodo di 5'700'000 anni! Fidatevi quindi dei calendari.

 

Tra antiche tradizioni e dati astronomici
Dalla Pasqua ebraica a quella cristiana

La data della Pasqua è calcolata sulla base dei cicli lunari. Questa antichissima tradizione si ricollega ad un vecchio rito di primavera dei pastori nomadi semiti che ha dato origine alla Pasqua ebraica. Per il calendario ebraico al primo novilunio dopo l’equinozio di primavera inizia il mese di Nisan. Dopo due settimane quindi, al 14 di Nisan, in cielo splende la Luna piena. In questo momento i pastori iniziavano il loro nuovo anno abbandonando le postazioni invernali e con un rito propiziatorio sacrificavano un agnello e segnavano con il sangue le loro tende.
Attorno al 1250 a.C., con gli Israeliti schiavi in Egitto, la Pasqua ebraica prende un significato nuovo, più profondo. "Il passaggio di Dio" (Pasqua significa passaggio) risparmiò i primogeniti d'Israele e permise la liberazione del popolo ebraico. Da allora, come comandato da Mosè ed Aronne, gli ebrei ricordano la notte in cui Dio ha liberato il popolo d'Israele dagli Egizi, macellando un agnello.

Da Mosè a Gesù
La Pasqua ebraica era celebrata anche ai tempi di Gesù attraverso una duplice forma: l’immolazione dell’agnello al tempio di Gerusalemme e la cena pasquale domestica. Gesù muore proprio durante la Pasqua ebraica trasformando il significato delle due manifestazioni celebrative della festività: la tradizionale cena pasquale ebraica è sostituita dall’eucarestia e l’immolazione dell’agnello con la propria morte. Le due manifestazioni del rito pasquale (eucarestia / morte in croce e risurrezione) divengono subito fonte di discussione e discordia all’interno delle comunità cristiane. In quale momento dell’anno bisogna celebrare la Pasqua cristiana? Per più di 300 anni i cristiani dibatterono sul significato della nuova Pasqua e come inserirla nelle ricorrenze liturgiche. Le chiese d’Asia continuarono per alcuni secoli a celebrare la Pasqua al 14° giorno di Nisan, indipendentemente dal giorno della settimana, rispettando la tradizione ebraica e dando un accento particolare alla Pasqua eucaristica, mentre la Chiesa di Roma celebrava la Pasqua sempre di domenica.
La Chiesa per affermare la novità della Pasqua cristiana e distinguerla da quella ebraica, decise durante il Concilio di Nicea (325 d.C.) che la Pasqua doveva essere celebrata sempre di domenica, la prima domenica dopo il 14 di Nisan. Il desiderio di discostarsi dalle tradizioni ebraiche ha però fatto perdere alla cristianità un’immagine simbolica cara ai cristiani: nella notte del 14 di Nisan si ha sempre il plenilunio, è la notte della luce. Nella Pasqua cristiana la notte è luminosa, ma il plenilunio è già passato da qualche giorno (minimo uno, massimo sette giorni).
Il graduale distacco dalle tradizioni giudaiche da parte della cristianità portò alla definizione attuale della Pasqua enunciata nel VI secolo; sarà sempre celebrata la domenica successiva al plenilunio posteriore all’equinozio di primavera (21 marzo).


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