Il Disegno Intelligente: Dio, Darwin e le paure dei cattolici
di Giovanni Pellegri
Negli
Stati Uniti amici e nemici di Darwin sono ancora una volta ai ferri
corti. Lo spunto per la nuova controversia è la teoria del “Disegno
intelligente” (Intelligent design), una teoria – più politica che
scientifica - sostenuta da esponenti di chiese battiste, evangeliste e
da gruppi di cristiani fondamentalisti. La “nuova” teoria, vecchia di
200 anni, non sostiene né verità scientifiche, né verità teologiche,
eppure anche nella nostra cultura sta raccogliendo consensi. Antichi
errori stanno riemergendo, proponendosi come nuove teorie...
I contenuti della teoria del “Disegno intelligente” sono semplici.
Prendiamo un sasso e un orologio. L'orologio rivela nella sua struttura
una complessità e uno scopo che non possono essere il frutto del caso e
che non ritroviamo nel sasso. È evidente che il meccanismo di un
orologio non può formarsi spontaneamente e quindi rivela l’esistenza di
un orologiaio, di un creatore. Analogamente, per i sostenitori della
teoria del “Disegno intelligente”, gli organismi viventi mostrano una
spettacolare complessità (pensiamo all’occhio) non spiegabili senza
invocare la presenza di un creatore intelligente. Questa teoria proposta
dal filosofo britannico William Paley nel 1803 è risorta nell’ultimo
decennio soprattutto negli USA dove è oggetto di aspre battaglie – più
politiche che scientifiche - tra fautori e avversari della teoria
dell’evoluzione. Non possiamo tuttavia negare che anche da noi aleggia
un certo imbarazzo e si fatica a sviluppare un dialogo sereno tra chi
nell’universo vede la natura e chi invece vede il creato. Un esempio
emblematico è la presa di posizione del Cardinale Christoph Schönborn
pubblicata dal New York Times (vedi riquadro) e che ha sollevato le
critiche di numerosi ricercatori cattolici, riaccendendo una disputa che
sembrava ormai superata.
È un’idea ancora ben radicata nella cultura cattolica che l’intervento
di Dio abbia a che fare con la creazione fisica dell’uomo e del mondo.
Si sostiene ancora con troppa semplicità l’idea di un Dio artigiano e
matematico che aggiusta le costanti universali dell’universo e
costruisce con le sue mani i calchi degli esseri viventi. Un Dio
fiabesco, che anima le fantasie dei più piccoli ma che delude gli stessi
bambini quando, divenuti ragazzi, scoprono che quell’intervento di Dio
non trova nessun riscontro nella realtà fisica dell’universo. Dall’altra
parte, gli scienziati atei credono che l’assenza di questo intervento
(ad oggi ritenuto una barzelletta) sia la dimostrazione dell’assenza di
Dio. E il dialogo, spesso, finisce qui.
Ma allora che cosa ha creato Dio?
Se a livello di magistero della Chiesa la questione è stata affrontata
con chiarezza da Giovanni Paolo II, a livello dei credenti non è così.
La situazione ad oggi è più o meno questa: se si afferma che l’uomo
biologico è un prodotto dell’evoluzione naturale e che Dio non ha creato
fisicamente Adamo e non ha nemmeno creato con la bacchetta magica i
pesci, le stelle e gli insetti, il cattolico medio - da noi, non nella
profonda America - esprime un certo imbarazzo. Se è vero che oggi nessun
cattolico interpreta la Genesi in termini scientifici, nuove
interpretazioni hanno sostituito le vecchie, creando nuovi equivoci. La
più ricorrente è quella di spostare l’intervento creatore di Dio: si
afferma che se Dio non ha creato l’uomo, gli animali e le piante,
qualcuno avrà ben creato la Terra e l’universo al principio dei tempi.
La materia non può essere comparsa dal nulla. Si propone così una
visione limitata di Dio - il Dio tappabuchi (vedi qui sotto) - che non
può far di certo felici i teologi e non alimenta nemmeno un sano dialogo
tra scienza e fede. Altri credenti, invece, rimuovono giustamente il
problema: la religione si occupa del significato della vita dell’uomo,
la scienza ci dice solo come è nato l’uomo e di quale materia è fatto.
In questo caso, i credenti non devono temere né la teoria
dell’evoluzione né qualsiasi altra teoria che tenta di spiegare
l’origine delle vita. È una lettura che valorizza l’indipendenza dei
saperi, ma che purtroppo è raramente accettata, sia dal mondo dei
credenti, sia dal mondo scientifico.
L’errore più ricorrente: il Dio delle lacune
Il “Dio tappabuchi” o il “Dio delle lacune" è un’interpretazione
semplicistica che tenta di far conciliare scienza e fede. In questo caso
Dio viene estratto dal cassetto ogni qualvolta la scienza non sa
rispondere ad una questione scientifica. Ad esempio, la scienza ha
descritto l’evoluzione degli esseri viventi, ma non sa dare una
spiegazione sull’origine della vita. Ecco che quindi Dio viene estratto
e posto nelle lacune scientifiche fornendo a delle domande che sono di
competenza esclusivamente della scienza, delle risposte di tipo
teologico. Sono dei tentativi per far armonizzare i fatti con le
aspirazioni, insane semplificazioni che non portano nulla, né alla
scienza, né alla teologia. La storia insegna che i sostenitori di queste
tesi si trovano puntualmente in uno scomodo impaccio ogni volta che la
scienza fornisce nuove risposte al suo problema. Il Dio tappabuchi viene
allora semplicemente rimosso e gettato nel cestino e la nuova teoria
scientifica diviene anche - erroneamente - una prova dell’assenza di
Dio. Un esempio: nel medioevo si credeva che una persona epilettica
fosse posseduta dal demonio, oggi sappiamo che l’origine di tale
malattia è da attribuire unicamente alla sfortunata manifestazione di un
deficit biologico. Aver compreso la natura dell’epilessia ha aiutato
anche i cristiani a non attribuire significati di fede ad un fatto che
di religioso non aveva proprio nulla. Per analogia, credere che Dio sia
responsabile della nascita dell’universo fisico o della creazione
biologica degli esseri viventi non aiuta a leggere la realtà, se di
fatto le cose sono andate in un altro modo. Se la scienza dimostrasse
che la vita si è sviluppata spontaneamente fino alla nascita dell’uomo,
non potremmo che guardare con stupore a questo evento incredibile. Al
teologo spetterà di capire come l’azione del Dio creatore si sia
manifestata in questa complessa realtà. Ad ognuno il proprio compito.
Un’altra semplificazione: l’architetto intelligente
Prossima a questa concezione ne troviamo un'altra: credere che la
spettacolare complessità della vita e del cosmo sia la prova
dell'esistenza di Dio. È una visione che dovrebbe essere lasciata da
parte perché anche in questo caso non arricchisce né la scienza,
imprigionata in teorie semplicistiche, né la teologia che si trova
costretta a ridurre il “Dio dell'amore” ad un arredatore di strutture
biologiche specializzato in botanica e zoologia. Seconda questa teoria,
la complessità di un occhio o la bellezza del DNA non potrebbero
esistere senza una mente organizzatrice, senza l’intelligenza di un
abile architetto. È la teoria dell’”Intelligent Design”. Si attribuisce
a Dio il ruolo non di creatore, ma di organizzatore e “designer”
dell'universo. Se è vero che dal punto di vista scientifico non sono
stati ancora chiariti tutti i meccanismi in grado di creare
spontaneamente un occhio, la vita e l’universo, non abbiamo motivo di
credere che in futuro la scienza non ci arrivi. Senza dimenticare che la
struttura della retina e del nervo ottico non sono certo un campo di
indagine della teologia. Ancora una volta, ad ognuno spetta il proprio
compito. Come ha cercato di affermare con insistenza Padre George Coyne,
direttore dell’osservatorio astronomico vaticano: “La mia impressione è
che (i fautori dell’Intelligent Design, ndr) manipolino le persone.
Hanno un programma su cui vogliono insistere. Per esempio insistono sul
fatto che l’Intelligent Design è una scienza, mentre non lo è. Non danno
prove scientifiche per dimostrare le loro teorie. Hanno molti fondi e
sono disposti ad appoggiare un sistema che metta Dio dentro tutte le
cose. Sono convinti che l’evoluzione è ateista per sua stessa natura.” E
aggiunge: “Le scienze naturali sono limitate allo studio della materia e
sono neutre riguardo qualsiasi interpretazione ateista o teista.”
La terza via: scienza e teologia al servizio della verità
Il cambiamento di impostazione della problematica avviene se ammettiamo
che entrambi i saperi - scienza e teologia - si impegnano nella stessa
ricerca ma con strumenti distinti e possono quindi in forma diversa,
offrire elementi preziosi per la comprensione del mondo. L’errore più
ricorrente è proprio la negazione di questo fatto e quindi, il non
rispetto dei saperi e lo sconfinamento di una disciplina nel campo di
indagine dell’altra. Di fatto, le posizioni estreme, come quelle dei
creazionisti o degli scienziati riduzionisti, sono in antitesi, ma
esprimono l’identico errore: la pretesa che una sola disciplina possa
fornire i dati necessari per comprendere tutta la realtà. Soltanto uno
scienziato ingenuo potrebbe ritenere che il suo sapere sia in grado di
rispondere alle più vecchie e semplici questioni esistenziali e soltanto
un pazzo negherebbe il moto della Terra attorno al Sole e l’evoluzione
della vita biologica. Detto questo, per l’uomo che si interessa alle
proprie origini, non vi sono soluzioni semplici.
È possibile sintetizzare la questione in una frase: l'evoluzione
biologica o fisica dell'universo è campo di indagine della scienza,
l'esistenza o meno di Dio, così come il significato e il valore della
nostra vita è invece un problema sul quale la scienza non può dire
nulla. Al credente è quindi richiesta una rettitudine intellettuale per
integrare la sua fede con la realtà del mondo e per scoprire che essere
aperti alla conoscenza dell’evoluzionismo non impedisce di coltivare la
propria fede. Allo scienziato è richiesta la stessa rettitudine, per non
sconfinare con indebite semplificazioni in campi che non gli
appartengono. A meno di ridurre la religione all’incoerenza e la scienza
all’arroganza.
Scoprire le nostre origini biologiche significa essere aperti al mistero
del mondo ben sapendo che la scienza descrive solamente gli aspetti
della realtà fisica delle cose, non i suoi significati. Non essere
aperti alla realtà ci avvicinerebbe alle assurde idee dei creazionisti,
pronti a confutare un secolo di scienza, per adagiarsi su un’amorevole
menzogna, magari consolatoria, ma ridotta a idealismo irrazionale.
La realtà è una sola, e dentro questa unica realtà si sono manifestati
atomi e cellule e - per i credenti - anche il mistero di Dio. Lo aveva
chiaramente affermato con uno slogan Giovanni Paolo II: “La verità non
può contraddire la verità”, i dati della storia naturale del nostro
pianeta non possono essere in contraddizione con la storia della
salvezza.
Se poi vogliamo sapere com’è nata la vita sulla Terra, da dove viene la
materia e come sono andate veramente le cose all’inizio dei tempi,
allora per una volta possiamo essere tutti d’accordo: nessuno lo sa! E
questa ignoranza, associata alla piccolezza e la meraviglia dell’uomo, è
lo stimolo che alimenta la scienza e la ricerca di significati. È
ovviamente un cammino arduo, che impedisce di inventare scorciatoie
rassicuranti, ma è anche un cammino onesto e arricchente e che ci
obbliga a trattarci da adulti anche nella fede.
Riquadro:
Chiesa cattolica e Darwin: ancora poca chiarezza?
Il dialogo tra evoluzionismo e Chiesa cattolica ha subito una frenata
d’arresto in seguito alle dichiarazioni del cardinale Christoph
Schönborn pubblicate sul New York Times il 7 luglio 2005. L’arcivescovo
di Vienna ha infatti definito un precedente discorso di Giovanni Paolo
II sulla teoria dell’evoluzione «vago e poco importante», invitando a
cercare il “vero insegnamento” di Giovanni Paolo II in altri testi e
soprattutto nel “Catechismo della Chiesa cattolica”. Il Cardinale
Schönborn con la sua presa di posizione ha chiaramente criticato una
lettura riduzionista delle teorie evoluzionistiche e lasciato intendere
che la teoria del “Disegno intelligente” presenta alcuni aspetti
positivi. Il tutto affermato negli Usa, dove il dibattito tra
neocreazionisti e evoluzionisti è un’esplosiva miscela politica.
L’articolo fu senza dubbio un’inversione di tendenza rispetto alle
precedenti dichiarazioni ufficiali della Chiesa sulla teoria
dell’evoluzione. In Italia il cardinale Ruini cercò di porre rimedio con
un discorso al VII Forum del progetto culturale su “Cattolicesimo
italiano e futuro del Paese”: citando più volte l’attuale Papa, ha
ricordato che sulle teorie dell’evoluzionismo non è certo il caso di
fare dei passi indietro rispetto alle precisazioni di Giovanni Paolo II”.
Mentre Schönborn ha affermato di avere l’attuale Papa dalla sua,
autorevoli ricercatori cattolici chiesero a Benedetto XVI una chiara
presa di posizione. Una risposta arrivò: l’Osservatore Romano pubblicò
il 17 gennaio 2006 un importante articolo chiarificatore firmato da
Fiorenzo Facchini, sacerdote e ordinario di Antropologia all'Università
di Bologna. In quel articolo si riafferma la posizione della Chiesa e il
pensiero di Giovanni Paolo II, in particolare quando Karol Wojtyla
pronunciò il 22 ottobre 1996 un discorso alla Pontificia Accademia delle
Scienze. Pur criticando un uso ideologico dell’evoluzionismo darwiniano,
l’articolo dell’Osservatore Romano sembra essere la risposta ufficiale
che molti attendevano. Ricordiamo che anche nel documento “La persona
umana creata a immagine di Dio” (2004) della Commissione Teologica
Internazionale, presieduta da Joseph Ratzinger, spiegava già chiaramente
(paragrafi 63 e 64) che l’evoluzione è riconosciuta come fatto rilevante
e come sfondo dell’origine della specie umana, allo stesso tempo si
condanna una lettura puramente materialistica di tali teorie.
Per saperne di più:
John Polkinghorne, Credere in Dio nell’età della scienza, Raffaello
Cortina Editore, 2000
Gorge Coyne e Alessandro Omizzolo, Viandanti dell’universo, Mondadori,
2000
Stephen Jay Gould, I pilastri del tempo, Il Saggiatore, 2000
Allen Orr, Intelligent Design: il creazionismo evoluto. “Le Scienze”, n
446, ott. 2005