Home    •    Chi Siamo    •    Cerca    •    Links    •    Contatti e Segnalazioni  
Associazioni e Musei



 


Centri di ricerca



 


Scienza per tutti



 


Scienza, Tv e radio



 


Science et Cité





 


Dossier

 
Scienza per tutti - Dossier

Terra, Ambiente e Clima
 

Terremoti

1356: il terremoto di Basilea

di Giovanni Pellegri

Se pensiamo che in Svizzera non possano avvenire terremoti è solo perché non sappiamo che proprio nel nostro paese è avvenuto il più grave sisma del centro-nord Europa. Era 18 ottobre del 1356 e Basilea fu in parte distrutta da un terremoto, si contarono migliaia di feriti e dai 1000 ai 2000 morti. In un raggio di 200 km attorno alla città si verificarono incendi, case e castelli furono distrutti, crollarono torri, furono danneggiati campanili. Di questo evento hanno scritto Petrarca e altri 21 autori medievali, per esempio K. Von Waltenkofen racconta nel “L’Alphabetum Narrationum”: “Il terremoto fu così violento, che nessuno stabile - anche quelli costruiti in pietra - fu risparmiato da una distruzione parziale o totale”. Degli ottanta castelli costruiti attorno a Basilea, solo una trentina furono risparmiati dalla distruzione. Il terremoto sopraggiunse sette anni dopo la peste che uccise un quarto della popolazione di Basilea, la gente si persuase che Dio fosse molto adirato con i renani. Alcuni narratori si convinsero che la peste e i terremoti, verificatisi proprio nel mezzo della Guerra dei cent’anni, fossero il compimento della frase dall’evangelista Luca: “I popoli combatteranno l’uno contro l’altro, e un regno contro un altro regno. Ci saranno grandi terremoti, pestilenze e carestie in molte regioni.” Il terremoto accadde proprio il giorno di San Luca. La Chiesa soccorse i feriti e le vittime, le autorità politiche pubblicarono degli editti per evitare altre calamità e la città fu ricostruita. Il viaggiatore italiano Piccolomini, eletto Papa nel 1458 con il nome di Pio II, narra che la popolazione trasse un’importante lezione da quei terribili fatti tanto che 80 anni dopo il sisma c’erano molti religiosi e ferventi. Descrisse nel 1431 una città nuova, “costruita in un sol colpo, le case non portavano nessun segno di antichità. Le poche case rimaste in piedi dopo quella catastrofe sono cadute negli anni successivi, tanto che nelle strade non era più visibile nulla che testimoniava la rovina e il degrado”. Ci sono voluti 645 anni affinché i ricercatori comprendessero l’origine del sisma che distrusse Basilea il 18 ottobre del 1356. L’importante scoperta realizzata da un gruppo di ricercatori di Strasburgo, Basilea e Zurigo, è stata pubblicata sulla rivista americana Science lo scorso mese di settembre.

 

Nel 1356 nessuno stabile fu risparmiato.
Intervista di Giovanni Pellegri al Prof. D. Giardini.

La faglia di Basilea: la causa della catastrofe

Che cosa accadde a Basilea? È possibile che si ripeta un cataclisma di quelle estensioni? Basilea potrebbe essere distrutta da un terremoto? Lo abbiamo chiesto a Domenico Giardini, professore di sismologia al Politecnico Federale di Zurigo, direttore del Servizio di Sismologia svizzero e coautore del recente articolo pubblicato su Science con la descrizione delle cause geologiche del sisma del 1356.

 

Le vostre indagini hanno permesso di capire quell’evento sismico. Perché accadde?

Abbiamo recentemente scoperto l’esistenza di una faglia visibile a Sud-Ovest di Basilea, nella valle del fiume Birs e che finisce proprio sotto Basilea. Le faglie sono una rottura della parte superficiale della crosta terrestre, accompagnata da un movimento relativo delle due parti. Il terremoto del 1356 è stato provocato da questa struttura geologica in movimento. Inoltre, Basilea poggia su sedimenti saturi d’acqua e quando le onde sismiche si propagano su questi terreni amplificano lo scuotimento.

 

Perché solo oggi è stata scoperta l’esistenza di questa faglia?

Quando parliamo di faglia non dobbiamo pensare a strutture come la celebre faglia di Sant’Andrea in California. Nel caso specifico quella che noi denominiamo faglia costituisce una semplice collina, nessuno prima di ora aveva cercato delle tracce di terremoto all’interno di questa faglia. I ricercatori si sono concentrati sulle faglie più attive dal punto di vista geologico, quelle che generano spesso dei terremoti come ad esempio la faglia di Sant’Andrea o quella in Turchia.
Negli ultimi anni abbiamo ricercato e studiato altre faglie che attualmente sono inattive ma che lo potrebbero divenire raramente, una volta ogni 10'000 anni o anche ogni 100'000 anni. In questo contesto abbiamo applicato nuove tecniche di indagine. La ricerca che realizziamo in Svizzera cerca di evidenziare antichi terremoti valutando ogni aspetto che possa essere associato ad un evento sismico. Per esempio stiamo realizzando un’investigazione sistematica dei sedimenti o delle frane depositatesi nei fondali lacustri di tutta la Svizzera del Nord.

 

Con la vostra metodologia è possibile trovare conferma di antichi terremoti avvenuti in Svizzera e magari descritti in antichi documenti?

Sì, utilizziamo i sedimenti per risalire nel tempo ed identificare antichi terremoti. Per esempio nel 1601 Lucerna è stata scossa da un terremoto che danneggiò abitazioni e torri. Secondo le testimonianze scritte, subito dopo il terremoto, una grossa frana cadde nel lago, provocando la formazione onde alte e molto lunghe. Si narra che il livello delle acque del fiume Reuss si abbassò così tanto, tra un’onda e l’altra, che la gente poteva attraversare il fiume a piedi. Campionando i fondali, a 400 anni di distanza, abbiamo ritrovato le tracce di quel sisma: i sedimenti in seguito al terremoto caddero dalle pendici del lago in almeno otto punti, precipitando sul fondo. Questo metodo ci ha permesso di identificare altri tre episodi simili avvenuti negli ultimi 10’000 anni. Le testimonianze storiche hanno tramandato solo il terremoto del 1601, ma secondo le ricerche geologiche avvennero altri importanti terremoti nella stessa regione.

 

Come spiega questo evento sismico, la Svizzera non è un paese a basso rischio di terremoti?

È come dire che in una zona desertica non piove mai, in verità può succedere che piova anche nel deserto. Inoltre noi leggiamo la realtà rapportandola alla durata di una vita di uomo, per questo crediamo che i terremoti in Svizzera non avvengano mai. Se li analizziamo sulla scala dei tempi geologici ci accorgiamo che anche in Svizzera avvengono dei terremoti importanti e da questo punto di vista quello di Basilea è molto recente.

 

Quale intensità ha avuto il terremoto di Basilea?

Il terremoto del 1356 ebbe un’intensità pari a 9/10 sulla scala Mercalli, si trattò di un forte terremoto paragonabile a quello avvenuto a Kobe in Giappone nel 1995 che fece oltre seimila morti oppure quello del 1999 in Turchia che provocò la morte dei quindicimila persone. Quando si parla di terremoti bisogna sempre distinguere la magnitudo di un terremoto misurata con i sismografi, dall’intensità dell’evento sismico stabilita in base agli effetti prodotti sui manufatti e sul terreno. Il terremoto di Basilea fu di magnitudo inferiore a quello della Turchia, ma ha prodotto lo stesso danno.

 

Che cosa accadrebbe se si dovesse ripetere oggi a Basilea un terremoto come quello del 1356?

I danni che potremmo avere oggi per una ripetizione del terremoto del 1356 sono state oggetto di un’analisi della Protezione civile scritta nel recente rapporto “Katanos”. Possiamo prevedere un alto numero di morti e da 50 a 80 miliardi di franchi svizzeri di danni. Si tratterebbe quindi di un evento con danni paragonabili a quelli di Kobe, che, ricordo, rappresenta il disastro naturale più costoso della storia dell’umanità.

 

Dalle vostre indagini emergono altri terremoti nella regione di Basilea?

In questa regione conosciamo tre eventi sismici maggiori. Il primo nel 261 dopo Cristo ha distrutto una città romana (Augusta Raurica) situata nelle vicinanze di Basilea. Sappiamo, dalle fonti storiche, che nel 1021 è avvenuto un secondo importante sisma, ma la traccia geologica non è mai stata trovata. Infine vi è quello del 1356. Andando poi a ritroso nel tempo sappiamo che vi sono stati almeno altri tre terremoti nei 10’000 anni prima di Cristo. Questi tre eventi si possono osservare sulla faglia di Rheinach (Basilea).

 

Possiamo aspettarci in un futuro (tra mille o forse duemila anni) altri terremoti?

Si, ma non si può prevederne la data. Sappiamo che la celebre faglia di Sant’Andrea in California si muove mediamente di 4 cm l’anno, ma può restare inattiva per un lungo periodo; in un secolo si sposta in media di 4 metri, ma nessuno può sapere quando. La faglia di Basilea è poco attiva, lo spostamento è dell’ordine di grandezza del millimetro l’anno, quindi provoca grandi terremoti solo raramente, e non è possibile sapere come si muoverà in futuro. È invece più importante caratterizzare dal punto di vista geologico la faglia e la regione circostante per cercare di capire quali siano le dinamiche che si possono generare, non solo quelle importanti, ma anche tutti gli altri eventi minori.

 

Qual è l'importanza di questi risultati per una politica di prevenzione ?

Le nostre ricerche permettono di conoscere l’origine dei sismi e d’identificare i punti a rischio in una determinata regione. A Kobe la particolare struttura del terreno, ha provocato danni solo in certi punti. Conoscendo la struttura geologica della regione di Basilea siamo in grado di elaborare degli scenari più realistici e d’identificare i gruppi di edifici più a rischio. In altre parole la conoscenza dettagliata della faglia e della struttura del terreno ci permettono di praticare una politica di prevenzione.

 

Ma nulla sulla prevedibilità?

Questi risultati possono essere usati per definire la pericolosità di una regione, non per anticipare la data del prossimo terremoto, che è difficilmente prevedibile. La pericolosità è una stima della probabilità che in quella regione avvenga un terremoto nei prossimi cento o mille anni. Questi dati sono utili e vengono utilizzati per adottare dei criteri di costruzione per le case e le infrastrutture, non sono una previsione del singolo evento.


In vetrina



 


BaseCamp 09



 


L'ideatorio



 


Giornata della Scienza



 


Musica e Molecole