Nonostante
la Svizzera, se confrontata con Paesi come il Giappone, non si trovi in
una posizione geologica particolarmente pericolosa, è possibile comunque
che vi si verifichino terremoti anche di grande intensità. Come spiega
il geologo Gaetan Rauber, il nostro Paese si trova proprio sul confine
tra due importanti placche: quella eurasiatica e quella africana. E’
stato proprio lo scontro tra le due grosse zolle a dar vita, nel
passato, alla catena alpina. E’ evidente, quindi, come la zona sia in
equilibrio precario.
Sebbene siano secoli che la Svizzera non è più
colpita da terremoti disastrosi, il rischio non deve essere
sottovalutato. Si stima che la regione di Basilea, il Vallese, la
Svizzera centrale, la zona della valle del Reno nel Cantone di San
Gallo, i Grigioni centrali e l'Engadina si trovino in posizioni molto
delicate dal punto di vista sismico.
Per avere un’idea della pericolosità degli eventi
sismici, basta pensare al terribile terremoto del 1356, quando la città
di Basilea venne completamente rasa al suolo. Si stima che in quell’occasione
l’intensità delle scosse superò i 6,5 gradi della scala Richter. D’altro
canto già nel 250 a.C. quel territorio era stato colpito da una
catastrofe simile. Nel 1601 un violento terremoto danneggiò la regione
di Lucerna e del Lago dei Quattro Cantoni. Il sisma era stato
addirittura accompagnato da uno tsunami nel lago, generando onde alte
fino a 3 metri. La zona del Vallese può annoverare, nella propria
storia, il maggior numero di scosse sismiche. Ad esempio, sono stati
riscontrati i danni più grandi nel 1524 ad Ardon, nel 1584 a Aigle e nel
1855 a Visp.
In apparenza sembrerebbe che, per il momento, la
Terra non tremi più al di sotto della Svizzera, ma non è così. Infatti i
sismografi registrano quotidianamente scosse di 1-2 gradi di magnitudo,
che, in genere, non sono percepite dall’uomo. Statisticamente, scosse di
intensità superiore ai 6 gradi si verificano solo ogni 1.000 anni. Ma si
possono avere danni agli edifici già con sismi di 3-5 gradi di magnitudo.