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Terremoti

Terremoti ed edilizia

di Irene Sterpi

Una delle poche armi di cui disponiamo per proteggerci dai terremoti è quella di costruire le nostre case in modo da resistere alle scosse. Forse non tutti sanno, però che, circa il 90 per cento degli edifici svizzeri, in passato, è stato costruito senza tener conto delle norme antisismiche.

Nel settembre del 2006 si è svolta a Ginevra la First European Conference on Earthquake Engineering and Seismology. Si è trattato di un convegno internazionale a cui hanno partecipato soprattutto ingegneri edili e architetti. Scopo del raduno era mettere a punto delle strategie preventive per la costruzione di edifici capaci di sopportare bene una scossa tellurica.

Attualmente la Confederazione è molto attenta al problema dei terremoti, tanto da aver istituito nel 2000 presso l’Ufficio Federale dell’Ambiente un Centro di Coordinamento, il cui obiettivo è il controllo di tutti gli edifici e delle principali infrastrutture viarie. In questo modo è possibile rinforzare le strutture e adeguarle ai moderni standard di sicurezza antisismica.

Purtroppo ancora molto lavoro deve essere compiuto. Infatti non è mai stato approvato un mandato costituzionale che regoli a livello federale la prevenzione antisismica. Spetta perciò ai singoli Cantoni la decisione di mettere in regola i vecchi edifici e di far rispettare dei criteri adeguati per le nuove costruzioni. Inoltre deve essere sensibilizzata anche la popolazione: da un sondaggio dell’Associazione Svizzera Assicurazioni (ASA) è emerso che la maggior parte degli edifici in mano ai privati non ha mai ricevuto alcuna assicurazione contro i terremoti.

Dato l’impegno della Svizzera nel settore della prevenzione, può sembrare strano che il Paese non si sia ancora dotato di una vera e propria legislazione in materia. Di fatto, però, sono pochi gli edifici costruiti secondo norme antisismiche. Questi dati sono preoccupanti: basta pensare che, se si verificasse un terremoto abbastanza intenso, il Paese subirebbe danni per miliardi di franchi, senza contare le probabili vittime umane e i disagi per gli sfollati.

Per questi motivi è stato creato un opuscolo didattico da distribuire tra architetti e ingegneri. Come ha fatto notare Olivier Lateltin, capo della Coordinazione per la mitigazione dei sismi presso l'Ufficio Federale delle Acque e della Geologia, la prevenzione non fa aumentare molto le spese di cantiere edile. Comunque il denaro utilizzato sarebbe sicuramente meno di quello necessario per far fronte ai danni provocati da una scossa tellurica. Scopo dell’opuscolo è di fare in modo che tutte le strutture pubbliche (quindi scuole, ospedali, ferrovie eccetera) siano costruiti in modo da resistere a eventuali eventi sismici.

Anzitutto le nuove norme SIA 261 prevedono che l’architetto e l’ingegnere lavorino a stretto contatto. La scelta dei materiali e delle tecniche da utilizzare deve essere fatta in base al rischio di terremoti che caratterizza la zona. Nel caso del Canton Ticino, ci troviamo in una regione a bassa probabilità sismica.

Per quanto riguarda gli accorgimenti da usare, è importante che i materiali sopportino sforzi ripetuti ciclicamente nel tempo. E’ in base alle prove effettuate sui campioni che vengono determinate le rispettive forme e dimensioni più idonee. Anche gli elementi decorativi svolgono un ruolo ben preciso per dare stabilità a un edificio, e devono essere studiati con attenzione sia dall’architetto sia dall’ingegnere.

Un punto particolarmente debole all’interno dell’abitazione è il pianterreno: se è costituito da grandi spazi aperti, potrebbe non reggere in modo adeguato i piani superiori. In caso di terremoto, quindi, è probabile che la struttura ceda, anche perché le eventuali colonne non riescono ad assorbire le oscillazioni. Quindi è bene evitare i piani flessibili, cioè quelli che sono ampi e ricchi di vetrate, ma con pochi muri interni.

Qual è la soluzione giusta? In genere, le pareti in cemento armato sono quanto di meglio ci sia per dare stabilità a un edificio. Al contrario, sarebbe bene evitare l’uso della muratura, specialmente se si tratta di muri portanti. Infine, ma l’elenco potrebbe essere ancora lungo, si devono sempre fissare bene al suolo i lampioni: spesso accade, durante un sisma, che essi cadano, causando danni ai passanti.

Naturalmente, i criteri da rispettare sono molto più specifici, ma anche questa rapida panoramica può dare un’idea di quale sia la linea-guida per la costruzione di nuovi edifici. Allo stesso modo, si può anche capire se la propria abitazione sia da considerarsi “a rischio” o no.

Quanto costerebbe la messa a norma delle costruzioni già esistenti? Purtroppo, come spiega Gaetan Rauber, le spese da sostenere sarebbero piuttosto consistenti: dal 5 al 10 per cento del valore dell’edificio.

La Confederazione ha messo a punto un piano, da attuarsi tra il 2005 e il 2008, per la prevenzione dei sismi. Esso comprende, oltre all’inventario degli edifici, anche l’intensificazione del monitoraggio del territorio. Così facendo, si potrà pensare anche a una rete di allarme delle autorità e a una nuova stima del rischio sismico. In caso di terremoto, gli interventi successivi dovranno essere attuati a livello di Confederazione e, sempre nel piano, viene menzionato anche l’aiuto internazionale che la Svizzera deve essere pronta a fornire. Da ultimo, ma certamente importantissimo, gli edifici: entro 20 anni si dovrebbe riuscire a ottenere una resistenza ai terremoti migliore rispetto alla situazione attuale.

Se, da un lato, è necessario costruire case sicure, dall’altro è altrettanto fondamentale essere ben preparati e organizzati se dovesse accadere una calamità. Anche le autorità svizzere si sono rese conto che essere addestrati all’evenienza sismica aiuta a superare meglio le difficoltà.

Per questo motivo è stato realizzato il programma “Valle del Reno 06”. Come spiega Sven Brade, portavoce del progetto, si è trattato di una simulazione di terremoto che ha coinvolto Svizzera, Austria e Liechtenstein per tre giorni dal 7 ottobre 2006. Le squadre di soccorso si sono mobilitate per prestare soccorso a 420 mila persone, risolvendo i problemi riguardanti dei feriti e degli sfollati e facendo fronte ai danni agli edifici.

Per puro caso, proprio nel mese di ottobre del 1356, quindi 650 anni prima, si era verificato il disastroso terremoto di Basilea. In quella occasione furono distrutti dalla fiamme, successive al sisma, circa 40 castelli. E se avvenisse un fenomeno analogo oggi? E’ proprio la questione finanziaria a rendere i terremoti un problema di primissimo piano, infatti gli esperti hanno stimato che un terremoto simile causerebbe danni per 50-80 miliardi di franchi.

Bisogna sottolineare però che, se venisse approvata una legge per tutta la Confederazione, sicuramente le regole per costruire edifici in modo sicuro sarebbero applicate in modo più rigoroso. Nel futuro, quindi, è importante che la Svizzera si applichi per essere unita nella prevenzione dei sismi: da un lato utilizzando le apparecchiature più moderne per monitorare il territorio, dall’altro istruendo la popolazione sulle norme antisismiche da adottare.


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