Chi
avrebbe mai immaginato che esistono apparecchi in grado di monitorare
costantemente il territorio, rilevando ogni più piccola scossa sismica?
No, non si tratta di un nuovo tipo di “Grande
Fratello” elettronico, ma di un utilissimo strumento: il sismografo. Il
suo ruolo è quello di riportare fedelmente su un sismogramma la forma
delle onde sismiche registrate, che verranno poi successivamente
studiate dagli esperti.
Perché è così importante che tutti i terremoti siano
percepiti dai sismografi? Semplice: in questo modo si possono ottenere
moltissime informazioni sull’evento. Per esempio si può calcolare la
distanza tra l’origine del sisma e il punto in cui si trovava
l’apparecchio, come anche l’entità della calamità.
La stima della intensità di un terremoto è stata
oggetto di molti studi e, nel corso dei secoli, sono state inventate (e
anche modificate) diverse scale di misura. Le più usate attualmente sono
le Scale Mercalli e Richter.
Di solito, quando si verifica un sisma di una certa
rilevanza, viene proposta la valutazione della potenza di un sisma sotto
forma di un numero: a seconda della scala usata, il dato assumerà
significati diversi. Infatti la scala Mercalli, inventata nel 1902, è
“soggettiva”, cioè fornisce indicazioni sui danni a cose e persone
causati dal terremoto. E’ evidente che, se l’evento si verifica in una
zona desertica, ci saranno molti meno danni che in una grande città.
Invece la scala Richter è più oggettiva, in quanto indica la quantità di
energia liberata dal terremoto (cioè la magnitudo). Fin a oggi, il
massimo valore di magnitudo registrato è 9,8, ma in teoria non esistono
limiti.
Per chi volesse orientarsi tra i due sistemi di misura, si può utilizzare la tabella nell’immagine, che mostra una corrispondenza di valori.