Ha utilizzato un mollusco per scoprire i misteri
della mente dell'uomo
Eric Kandel: l'esploratore del cervello
di Giovanni Pellegri
Com'è
possibile immagazzinare ricordi nella nostra mente? Esiste un meccanismo
biologico universale utilizzato da tutti gli animali per organizzare la
propria memoria? Per rispondere a queste domande occorre poter penetrare
nella complessa rete di cellule nervose e osservare i cambiamenti che
avvengono durante i processi di apprendimento. Il cervello dell'uomo,
costituito da 100 miliardi di cellule nervose (neuroni), costituisce
però un modello troppo complesso per i ricercatori. Il neurobiologo Eric
Kandel negli anni settanta decise allora di investire energie e soldi in
un modello più semplice: l'Aplysia, un mollusco marino con soli 5000
neuroni. Kandel cercò di individuare alcune risposte biologiche
fondamentali che entravano in gioco durante l'apprendimento di semplici
compiti. Le sue ricerche diedero i frutti sperati: descrisse dei
meccanismi molecolari che si rivelarono in seguito essere universali
tanto da trovare significative concordanze anche nei cervelli dei
mammiferi e dell'uomo. Eric Kandel, austriaco di nascita ma
naturalizzato americano, docente presso la Columbia University di New
York per queste ricerche è ora anche premio Nobel per la medicina.
Le cellule del nostro cervello sono bombardate da
informazioni che riusciamo a immagazzinare attraverso dei processi
ancora in parte sconosciuti e, fatto straordinario, riattivando alcune
reti nervose possiamo attingere alle informazioni depositate nella
nostra mente. Ricondurre a livello cellulare o molecolare i meccanismi
dell'apprendimento risulta difficile a causa della complessa rete di
cellule che forma il nostro cervello. Ecco allora l'idea di Kandel:
utilizzare un modello semplice che permetta di identificare alcune tra
le reazioni elementari che stanno alla base dell'apprendimento. Kandel
scelse un organismo in tutto dissimile all'uomo, studiò il sistema
nervoso dell'Aplysia, una lumaca marina. Questo mollusco presenta
infatti alcuni vantaggi, il più evidente è che possiede un sistema
nervoso molto semplice, formato da circa 5000 neuroni alcuni dei quali
facilmente analizzabili perché di dimensioni considerevoli.
Kandel e i suoi collaboratori si accorsero che stimolando lievemente il
sifone nella testa da cui la lumaca emette l'acqua, l'animale ritrae le
branchie. Ripetendo l'operazione la lumaca si abitua e smette di
rispondere allo stimolo fisico. Questa semplice operazione fu il modello
di apprendimento e di riconoscimento di un evento esterno, infatti
l'animale aveva imparato a rispondere in maniera adeguata ad uno stimolo
ripetitivo. I ricercatori si accorsero anche che se contemporaneamente
al lieve stimolo sulla testa veniva applicato uno spiacevole shock alla
coda, la lumaca rispondeva in modo eccessivo allo stimolo sulla testa e
soprattutto era capace di mantenere per diversi minuti o ore questa
sensibilizzazione. In altre parole, questo fenomeno era la dimostrazione
che l'animale era in grado di modificare il suo comportamento e di
ricordare per un tempo abbastanza lungo una nuova risposta. Il gruppo di
Kandel decise allora di scomporre elemento dopo elemento tutto il
sistema nervoso del mollusco e di identificare ogni tappa del processo
di sensibilizzazione. Con un lavoro da certosini identificarono ogni
cellula implicata in questo fenomeno e analizzarono le variazioni
biochimiche e genetiche indotte dalla sensibilizzazione. Le ricerche
hanno dimostrato che per preservare dei ricordi a lungo termine si
attivava una cascata di reazioni biochimiche che conducono infine
all'espressione di nuovi geni.
Il mollusco di Kandel ha fatto più volte sorridere i giovani
neurobiologi, interessati a svelare i segreti della mente dell'uomo ma
poco disposti a divenire degli esperti mondiali di meccanismi cellulari
di invertebrati marini. Kandel è però una testimonianza. La sua vita ci
ricorda che la ricerca fondamentale, se libera da qualsiasi interesse
finanziario o farmaceutico, è l'unico strumento per far progredire nella
giusta direzione le conoscenze scientifiche. In questo caso la
dimostrazione viene dai fatti: i meccanismi osservati nel mollusco erano
alcune tappe fondamentali per la generazione e la conservazione dei
ricordi, ma con il tempo si sono rivelati dei meccanismi universali
presenti in tutti i cervelli studiati, uomo compreso. Insomma, il poco
che sappiamo sui meccanismi molecolari della memoria nell'uomo lo
dobbiamo ad un semplice mollusco marino e ad un ostinato ricercatore che
ha saputo svelare con pazienza e precisione alcuni misteri della nostra
mente.