Sara
sta guardando un film: l'assassino estrae la pistola e... lei già sa che
sparerà, lo vede chiaro nella sua mente. Intuito femminile? Sesto senso?
Oppure aveva già visto il film? No, nessuna di queste ipotesi. La verità
è che il suo cervello (e anche il nostro) racchiude uno specchio capace
di riflettere il mondo esterno: è il ponte dell'intuito, dell'empatia e
dell'apprendimento.
Fino a 15 anni fa gli scienziati avrebbero detto che
la comprensione delle azioni degli altri, specialmente delle loro
intenzioni, derivasse da un complesso eppure rapido ragionamento logico.
Ma spesso la comprensione è fulminea, una vera folgorazione a ciel
sereno: alla base dev’esserci un meccanismo più diretto e veloce.
Agli inizi degli Anni Novanta Giacomo Rizzolatti e il
suo team di ricerca dell'Università di Parma scoprirono quasi per
caso una nuova classe di neuroni nel cervello di scimmia. Rizzolatti
racconta: “Durante una serie di esperimenti compiuti per monitorare
l'attività della corteccia motoria, permettevamo alla scimmie di
afferrare del cibo. Ma, quando un collaboratore prese una banana dal
cesto, alcuni neuroni dell'animale reagirono. Perché era successo, se la
scimmia non si era mossa? Fino ad allora si pensava che quei neuroni si
attivassero solo per funzioni motorie. C'era un errore nelle misure, un
guasto negli strumenti? No, tutto funzionava”.
“La sorpresa”, continua il professore, “fu vedere che
i neuroni si attivavano anche quando l'animale vedeva compiere la stessa
azione da un altro soggetto, non necessariamente un'altra scimmia ma
anche da un uomo”. Proprio per la loro capacità di rispecchiare le
azioni altrui vennero chiamati “neuroni specchio”. Ma non è finita qui:
i neuroni specchio sono in grado di rappresentare un'azione anche se si
ascolta solo il rumore che questa produce. Un esempio? Una scimmia
ascolta il rumore (registrato) di gusci di noce spaccati, e
immediatamente il suo specchio interiore si attiva. Il primo animale in
cui sono stati individuati i neuroni specchio è il macaco: si trovano
nella circonvoluzione frontale inferiore (regione F5) e nel lobo
parietale inferiore.
Anche l'uomo possiede un proprio sistema “specchio”:
le ricerche successive li hanno trovati nel solco temporale inferiore,
nel lobo parietale inferiore e nel giro frontale inferiore tra cui
l'Area di Broca (nella porzione di cervello che sta poco sopra e prima
delle orecchie, per capirsi). Ma c'è una differenza importante: oltre a
fare tutto ciò che fanno nelle scimmie (si attivano alla vista e al
suono dell'azione), sono anche capaci di distinguere dal contesto il
fine per cui il movimento è compiuto. Per azioni dal significato diverso
si attivano neuroni specchio diversi.
Il nostro “specchio interiore” fornisce un'esperienza
interiore diretta, quindi una diretta comprensione delle azioni, delle
intenzioni e delle emozioni altrui. Si comporta come “mediatore per la
comprensione delle azioni motorie” sia quando l'azione è compiuta
direttamente, sia quando è compiuta da altri, non importa che
l'informazione sia visiva o sonora. In più potrebbero essere alla base
della facoltà umana di imitare, grazie alla quale apprendiamo nuove
capacità (dai passi di danza al rovescio di tennis).
E se osservassimo una scena con un contenuto emotivo?
Osservare una persona provare un'emozione negativa o un dolore fisico
attiva i neuroni specchio dell'insula: significa che l'uomo comprende le
emozioni anche attraverso di essi, e anche che potrebbero essere il
substrato essenziale per sviluppare l'empatia. L'espressione “comprendo
il tuo dolore” è molto più vera di quanto possiamo immaginare. Ecco
perché si ipotizza che una loro disfunzione possa essere legata nello
sviluppo dell'autismo, in cui si verifica un deficit dell'empatia.
Per ultimo, il sistema umano comprende anche l'Area
di Broca, un centro essenziale per il linguaggio. Numerosi linguisti
ritengono che la comunicazione umana abbia avuto origine dai gesti e
dalle espressioni del volto, e solo successivamente dai suoni emessi
dalla bocca. E nel linguaggio moderno il significato delle parole è
scorrelato dai movimenti che si compiono per emetterli: siamo cioè in
grado di comprendere il significato delle parole anche senza guardare i
movimenti delle labbra. I neuroni specchio hanno tutte le
caratteristiche per essere un ponte per la comprensione diretta: prima
vedo-ascolto-comprendo e poi, direttamente, ascolto-comprendo il
messaggio del mio interlocutore.
Alla base di tutto questo c'è, sempre e comunque, un
lavoro evolutivo enorme che ha permesso a Sara, e a tutti noi, di
comprenderci anche solo con un sospiro.
Consigli per la lettura
Giacomo Rizzolatti e Corrado Sinigaglia, So quel che
fai, Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Cortina, 2006