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Scienza per tutti - Dossier

Neuroscienze
 

I ferormoni

di Sara Muttoni

Che cosa sono i feromoni? Sono piccole molecole volatili che, se respirate, regolano inconsciamente il comportamento sessuale e riproduttivo. La parola feromone deriva dal greco ferein (trasportare) e horman (eccitare). L'organo deputato alla loro ricezione è l'organo vomeronasale (OVM), una piccola apertura posta sul fondo della cavità nasale: non è sensibile alle molecole gassose, come il bulbo olfattivo, ma lo è per composti non volatili presenti nell'urina e in altri fluidi biologici.

L'OVM invia fibre nervose all'amigdala, cioè la regione di controllo del comportamento sessuale. Proprio per questo la captazione di feromoni scatena una lunga lista di comportamenti legati alla riproduzione. Qualche esempio? È noto da tempo che i cicli estrali delle femmine di topo tendono a rallentare se vivono in gruppo o a sincronizzarsi se viene introdotto un maschio adulto. Oppure la sola presenza dell'odore di un maschio non dominante causa un aborto spontaneo nelle topoline incinte.

Oltre a esercitare effetti sulla riproduzione, alcuni feromoni influenzano direttamente il comportamento. Per esempio, i feromoni contenuti nelle secrezioni vaginali stimolano la copula. I ricercatori ne hanno sintetizzato uno, l'afrodisina: i maschi di topo adorano quell'odore al tal punto che si accoppiano anche con compagni dello stesso sesso se ricoperti di afrodisina sui lombi. E anche i maschi producono feromoni, influenzando il comportamento femminile. Se libere di scegliere, le femmine di topo in calore preferiscono la compagnia di maschi normali piuttosto che castrati. Se però distruggiamo l'OVM la preferenza scompare.

Negli animali fino alle scimmie l’OVM è normalmente funzionale, mentre nell'uomo fino a poco tempo fa si pensava addirittura che non esistesse, perché nessuno era riuscito a individuarlo. Nel 1991 due chirurghi plastici, Garcia-Velasco e Mondragon, lo hanno trovato: è lungo fra 2 e 10 millimetri, è atrofico rispetto a quello delle scimmie e si trova lungo il setto nasale, appena sopra le narici. Non sappiamo però se i feromoni agiscano effettivamente lì. Siamo allora del tutto insensibili a questi “regolatori dell'istinto”? No, perchè potremmo esserci ulteriormente specializzati per captarli solo con la mucosa nasale.

Liberles e Buck, nel 2006, hanno infatti scoperto nei topi un piccolo recettore, TAAR, che pare captare proprio i feromoni. E siccome TAAR è presente anche nell'uomo, proprio nella mucosa nasale e in grande concentrazione, potrebbe essere, con buona probabilità, il recettore per i feromoni del nostro “naso bestiale”. Anche noi, infatti, ne produciamo in abbondanza: sono le molecole implicate nella creazione dell'odore della nostra pelle (unico e personale). Alcuni ricercatori hanno scoperto che l'androstenolo, una sostanza presente nel sudore ascellare, specie in quello maschile, può influenzare le interazioni sociali. Per provarlo hanno fatto indossare per tutta la notte ad alcune studentesse collane spruzzate di questo feromone. Sorprendentemente, il giorno dopo le ragazze hanno dichiarato ai ricercatori di aver intrattenuto più conversazioni occasionali (cioè nate per caso e quindi, si spera, “scatenate” dai feromoni) con uomini che con donne.

Che sia proprio questo alla base dell'odore di “maschio” che tanto attrae le donne? Forse, alla faccia del romanticismo, le future pozioni d'amore sapranno di maglietta sudata.


Consigli per la lettura

Gianni De Martino, Odori. Entrare in contatto con il quinto senso, Urra Edizioni, 2006


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