Che
cosa sono i feromoni? Sono piccole molecole volatili che, se respirate,
regolano inconsciamente il comportamento sessuale e riproduttivo. La
parola feromone deriva dal greco ferein (trasportare) e horman
(eccitare). L'organo deputato alla loro ricezione è l'organo
vomeronasale (OVM), una piccola apertura posta sul fondo della cavità
nasale: non è sensibile alle molecole gassose, come il bulbo olfattivo,
ma lo è per composti non volatili presenti nell'urina e in altri fluidi
biologici.
L'OVM invia fibre nervose all'amigdala, cioè la
regione di controllo del comportamento sessuale. Proprio per questo la
captazione di feromoni scatena una lunga lista di comportamenti legati
alla riproduzione. Qualche esempio? È noto da tempo che i cicli estrali
delle femmine di topo tendono a rallentare se vivono in gruppo o a
sincronizzarsi se viene introdotto un maschio adulto. Oppure la sola
presenza dell'odore di un maschio non dominante causa un aborto
spontaneo nelle topoline incinte.
Oltre a esercitare effetti sulla riproduzione, alcuni
feromoni influenzano direttamente il comportamento. Per esempio, i
feromoni contenuti nelle secrezioni vaginali stimolano la copula. I
ricercatori ne hanno sintetizzato uno, l'afrodisina: i maschi di topo
adorano quell'odore al tal punto che si accoppiano anche con compagni
dello stesso sesso se ricoperti di afrodisina sui lombi. E anche i
maschi producono feromoni, influenzando il comportamento femminile. Se
libere di scegliere, le femmine di topo in calore preferiscono la
compagnia di maschi normali piuttosto che castrati. Se però distruggiamo
l'OVM la preferenza scompare.
Negli animali fino alle scimmie l’OVM è normalmente
funzionale, mentre nell'uomo fino a poco tempo fa si pensava addirittura
che non esistesse, perché nessuno era riuscito a individuarlo. Nel 1991
due chirurghi plastici, Garcia-Velasco e Mondragon, lo hanno trovato: è
lungo fra 2 e 10 millimetri, è atrofico rispetto a quello delle scimmie
e si trova lungo il setto nasale, appena sopra le narici. Non sappiamo
però se i feromoni agiscano effettivamente lì. Siamo allora del tutto
insensibili a questi “regolatori dell'istinto”? No, perchè potremmo
esserci ulteriormente specializzati per captarli solo con la mucosa
nasale.
Liberles e Buck, nel 2006, hanno infatti scoperto nei
topi un piccolo recettore, TAAR, che pare captare proprio i feromoni. E
siccome TAAR è presente anche nell'uomo, proprio nella mucosa nasale e
in grande concentrazione, potrebbe essere, con buona probabilità, il
recettore per i feromoni del nostro “naso bestiale”. Anche noi, infatti,
ne produciamo in abbondanza: sono le molecole implicate nella creazione
dell'odore della nostra pelle (unico e personale). Alcuni ricercatori
hanno scoperto che l'androstenolo, una sostanza presente nel sudore
ascellare, specie in quello maschile, può influenzare le interazioni
sociali. Per provarlo hanno fatto indossare per tutta la notte ad alcune
studentesse collane spruzzate di questo feromone. Sorprendentemente, il
giorno dopo le ragazze hanno dichiarato ai ricercatori di aver
intrattenuto più conversazioni occasionali (cioè nate per caso e quindi,
si spera, “scatenate” dai feromoni) con uomini che con donne.
Che sia proprio questo alla base dell'odore di
“maschio” che tanto attrae le donne? Forse, alla faccia del
romanticismo, le future pozioni d'amore sapranno di maglietta sudata.
Consigli per la lettura
Gianni De Martino, Odori. Entrare in contatto con il
quinto senso, Urra Edizioni, 2006