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Scienza per tutti - Dossier

Neuroscienze
 

L'erba fa male al cervello?

di Giovanni Pellegri

Quando mi invitano nelle scuole a parlare degli effetti delle droghe sul cervello, mi accade spesso che alla seconda domanda tutti capiscono che non mi sono mai fatto una “canna” in vita mia. Ma parlare di “erba” e di “cannoni” con i ragazzi è interessante soprattutto per osservare come la nostra cultura, al gusto di cannabis nostrana, ha ormai contaminato lo sguardo dei giovani (12-15 anni).
Non sono in pochi ad affermare che “la canapa non fa male”, che “il fumo, l'hanno assaggiato in tanti” e che “uccide di più l’alcol della droga”.
Tutto questo in un mercato che offriva fino a pochi anni fa innocenti sacchettini di fiori secchi profumati, saponi, vestiti, olii essenziali e caramelle a base di marijuana, nonché torte cucinate con ricette da far invidia alla nonna di Bob Marley. Ma che cosa c’è di vero in quelle affermazioni?

Innanzitutto è giusto ricordare che la neurobiologia della canapa è una scienza giovanissima, ma anche che i dati cominciano ad esserci e non sono rassicuranti. Diversi studi hanno dimostrato che la canapa aumenta la probabilità di sviluppare una patologia psichiatrica nel corso della vita.
Inoltre va ricordato il fenomeno: La canapa è attualmente la sostanza illegale più diffusa in Svizzera. In occasione dell’ultima indagine sulla salute (2002) il 4,6 per cento delle persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni hanno affermato di consumare prodotti a base di canapa. Nel 2005 la polizia ha registrato in Svizzera 27’574 infrazioni per consumo di marijuana e 7’588 infrazioni per consumo di hashish.
Ripercorriamo quindi alcune informazioni di base.

Il THC
La canapa è una delle più antiche piante psicoattive conosciute dall'umanità. Dai suoi fiori e dalle sue foglie si estraggono più di 460 composti, di cui una sessantina hanno la struttura chimica tipica dei cannabinoidi. Tra questi uno solo, identificato nel 1964, è particolarmente attivo nel cervello: è il delta-9-tetraidrocannabinoide, comunemente chiamato THC. La quantità di THC distingue le piante da coltivazione, utilizzate per l’estrazione di fibre tessili (THC inferiore a 0,3%), da quelle illegali per l’estrazione della droga (THC anche oltre il 15%). Le piante più ricche in THC sono selezionate per il mercato della marijuana. Da esse si raccolgono i fiori e le foglie che una volta seccati, potranno essere aggiunti al tabacco per formare una sigaretta alla canapa, lo spinello. Soprattutto sotto questa forma, la canapa ha fatto irruzione nella nostra cultura negli anni ‘70 e dopo un periodo di stasi, stiamo ora assistendo ad una diffusione sempre maggiore soprattutto nelle fasce di popolazione più giovani.
Rispetto agli anni “Peace and love” vi sono almeno quattro differenze che possono influenzare l’innocuità o la pericolosità della canapa. La prima differenza è la concentrazione di THC. La canapa dei nostri giorni presenta dei livelli di THC più alti rispetto a quella degli anni ‘70 (fino a 10 volte). Questo significa che non si possono utilizzare i dati epidemiologici del passato per dimostrare l’innocuità dello spinello. Il secondo cambiamento è l’abbassamento dell’età dei fumatori. Uno studio francese dell’INSERM ha evidenziato che l’età della prima esperienza si situa oggi mediamente attorno ai 15 anni. Per ottenere questa media significa che una buon numero di fumatori consuma canapa già prima dei 15 anni. La situazione in Svizzera non è differente: secondo i dati raccolti dall’ISPA, il 49,9% degli scolari di 15/16 anni e di sesso maschile ha già sperimentato almeno una volta la canapa. Per le ragazze la percentuale è del 39,1%. Ed è questo il terzo fattore: il netto aumento del numero di consumatori. Secondo le ultime analisi dell’ISPA 6 anni fa la percentuale dei ragazzi di 15/16 anni che aveva già sperimentato la canapa era solo il 12,3% (10,6% per le ragazze). La quarta differenza è la frequenza del consumo. Se si chiede agli scolari svizzeri di 15/16 anni con quale frequenza hanno fumato canapa negli ultimi 12 mesi otteniamo le seguenti risposte (per i ragazzi di sesso maschile): mai fumata (58,4%); meno di 9 volte l’anno: 19,6%; da 10 a 39 volte l’anno: 7,6%; più di 40 volte l’anno: 14,4%. Per le ragazze di 15/16 anni otteniamo risultati leggermente inferiori, soprattutto tra coloro che non l’hanno fumata e tra le assidue. Mai fumata: 65,9%; meno di 9 volte l’anno: 20,2%; da 10 a 39 volte l’anno: il 7,7%; più di 40 volte l’anno: 6,2%. Infine alcuni studi hanno messo in evidenza anche un cambiamento nella modalità di assunzione. Da un uso ricreativo, occasionale, serale e in gruppo, si è passati, almeno per la parte dei consumatori più assidui, ad un uso regolare, spesso solitario, a volte anche nelle ore mattutine. In questo clima di crescente banalizzazione dell’uso della canapa è lecito chiedersi se il THC causi danni alla salute.

Subito dopo lo spinello
Quando si parla di effetti di una sostanza bisogna distinguere gli effetti acuti, che si osservano subito dopo il consumo da quelli a lungo termine. Gli effetti acuti della canapa variano da persona a persona, ma anche da spinello a spinello. Le concentrazioni di THC inalate possono essere infatti molto diverse sia per la modalità di assunzione (inalazione più o meno profonda del fumo nei polmoni) sia per la quantità di canapa e di THC contenuto in uno spinello. Gli effetti possono essere diversi anche in funzione degli stimoli dell’ambiente e dallo stato psichico del consumatore. Si stima che dopo l’inalazione del fumo, una frazione variabile tra il 15% e il 50% del THC passa rapidamente nella circolazione sanguigna ed è distribuita a vari tessuti del corpo. Quelli ricchi in grassi, ne sequestreranno una parte importante che sarà poi liberata lentamente nei giorni successivi.
Gli effetti acuti della canapa influenzano varie funzioni del corpo: il THC aumenta la frequenza cardiaca, dilata i bronchi, aumenta l’appetito, diminuisce le capacità della memoria di lavoro, diminuisce l’attenzione, le capacità di concentrazione e i riflessi e provoca dei disturbi ci coordinazione. Le sensazioni ricercate sono invece uno stato di benessere, introspettivo, a cui si alternano momenti di ilarità. Le esperienze sensoriali diventano più intense, alcuni dettagli della realtà emergono e diventano importanti, la percezione del tempo è modificata, la relazione con gli altri sembra facilitata.

Conseguenze a lungo termine
Le conseguenze a lungo termine di un uso intensivo di canapa sono ancora sconosciute. Mancano infatti dati a lungo termine che potranno essere messi in evidenza solo tra qualche anno. Il dato che preoccupa maggiormente è il chiaro aumento della casistica psichiatrica in consumatori di canapa. Ci torneremo fra un attimo.
Un altro dato chiaro, ma di altra natura, è che lo spinello, più della sigaretta provoca il tumore ai polmoni. La concentrazione dei composti cancerogeni (benzoapirene e benzoatracene) sono infatti più importanti nel fumo della canapa che in quello del tabacco. La canapa ha anche un effetto di modulazione del sistema immunitario e altera il livelli degli ormoni sessuali. Gli effetti non sono univoci e le alterazioni possono variare sia di intensità sia di direzione. Tuttavia la maggior parte degli studi si concentra oggi sulle conseguenze cognitive e psicologiche del consumo cronico di canapa. Il cervello possiede infatti un numero elevato di recettori al THC. La domanda, che non ha ancora trovato una risposta, è se la canapa può alterare a lungo termine le funzioni cerebrali legate alla memoria, alle abilità matematiche, alla motivazione e ai disturbi psichiatrici. Contrariamente ad altre droghe (come l’ectasy) il THC non sembra avere degli effetti tossici sulle cellule del cervello (non vi è perdita di neuroni, ma alterazione delle sue funzioni). Secondo le conclusioni di alcuni studi le alterazioni delle capacità cognitive, che si osservano durante la fase acuta, sembrano reversibili, anche nei consumatori cronici dopo un periodo di astinenza. Altri studi sostengono invece che i consumatori cronici, ottengono risultati inferiori nei test mnemonici, anche dopo un periodo di astinenza. È tuttavia difficile dire se la causa sia lo stile di vita o la sostanza.
Nei fumatori abituali è abbastanza comune l'instaurarsi della così detta sindrome amotivazionale, caratterizzata da apatia, indifferenza affettiva, mancanza di interesse per il futuro, per i rapporti sociali e per il lavoro. Anche in questo caso è difficile separare la storia della persona dagli effetti della droga. Tuttavia è facilmente immaginabile che una sostanza neuroattiva come il THC possa effettivamente modificare lo stato psichico a lungo termine ed essere quindi una delle cause dello stato amotivazionale.
È infatti oggi accertato che il consumo regolare di marijuana aumenta l’insorgere di psicosi tra i giovani. Sembrerebbe effettivamente che il THC alteri un equilibrio biochimico che altrimenti non si sarebbe mai spezzato, portando alcuni giovani alla malattia psichiatrica. Le preoccupazioni maggiori sono quindi rivolte a quei giovani, forse anche biologicamente predisposti, che in seguito ad un uso regolare di canapa si trovano improvvisamente proiettati nell’oscuro mondo della malattia mentale. Preoccupazioni sussistono però anche per coloro che per svariati motivi devono regolarmente correre ai ripari sostituendo la vivacità intellettiva e affettiva tipiche dell’essere umano con una molecole chimica.

Un insegnante scriveva tempo fa una lettera ad un giornale invitando i nostri politici a fare un giro negli scompartimenti dei treni che portano gli scolari nelle scuole. Si diceva, in quella lettera: “Tutti assieme appassionatamente ripassano gli ultimi spinelli prima dell’interrogazione in classe”. È indubbio che alcuni messaggi hanno fatto presa sui giovani più di altri: il desiderio di depenalizzare l’uso da parte di alcuni politici, di adulti, e di insegnanti è stato interpretato come una dichiarazione di innocuità della canapa. Negozi e prodotti invitavano i giovani al consumo. Per anni, nel nostro Cantone, nelle serre dove prima si coltivano i pomodori e i cetrioli è fiorita la canapa protetta dal filo spinato. Alcuni medici sono andati in TV a dire che uno spinello al giorno toglie il medico di torno. Mentre lo Stato ha cercato di depenalizzarla in ogni modo, senza mai riuscirci, ma facendo vincere alla Svizzera il titolo del Paese dei quattro cannoni.
Ora bisogna spiegare ai giovani che ci siamo sbagliati. La canapa può essere dannosa. E questo dopo ave vissuto per un decennio in Svizzera un periodo di forte banalizzazione del consumo di canapa, con una cultura che ha portato ad un netto aumento di consumatori di spinelli. Solo ora, si fa dietrofront. L’aumento di patologie psichiatriche in età sempre più precoce sono i risultati dell’atteggiamento “depenalizzante” perseguito per alcuni anni dalla Svizzera. Ora anche il Consiglio Federale ha detto no ad una proposta di Referendum popolare che depenalizzasse ulteriormente la cannabis (15 dicembre 2006).

Didascalia figure: Consumo di canapa negli scolari svizzeri di 15/16 anni di sesso maschile e femminile (dati ISPA: Trends im Konsum psychoaktiver Substanzen von Schülerinnen und Schülern in der Schweiz . Rapporto di ricerca No. 39, H.Schmid, M.Delgrande Jordan, E.N.Kuntsche, H.Kuendig, 2003).


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