Quando
mi invitano nelle scuole a parlare degli effetti delle droghe sul
cervello, mi accade spesso che alla seconda domanda tutti capiscono che
non mi sono mai fatto una “canna” in vita mia. Ma parlare di “erba” e di
“cannoni” con i ragazzi è interessante soprattutto per osservare come la
nostra cultura, al gusto di cannabis nostrana, ha ormai contaminato lo
sguardo dei giovani (12-15 anni). Non sono in pochi ad affermare che “la
canapa non fa male”, che “il fumo, l'hanno assaggiato in tanti” e che
“uccide di più l’alcol della droga”. Tutto questo in un mercato che
offriva fino a pochi anni fa innocenti sacchettini di fiori secchi
profumati, saponi, vestiti, olii essenziali e caramelle a base di
marijuana, nonché torte cucinate con ricette da far invidia alla nonna
di Bob Marley. Ma che cosa c’è di vero in quelle affermazioni?
Innanzitutto è giusto ricordare che la neurobiologia
della canapa è una scienza giovanissima, ma anche che i dati cominciano
ad esserci e non sono rassicuranti. Diversi studi hanno dimostrato che
la canapa aumenta la probabilità di sviluppare una patologia
psichiatrica nel corso della vita.
Inoltre va ricordato il fenomeno: La canapa è attualmente la sostanza
illegale più diffusa in Svizzera. In occasione dell’ultima indagine
sulla salute (2002) il 4,6 per cento delle persone di età compresa tra i
15 e i 64 anni hanno affermato di consumare prodotti a base di canapa.
Nel 2005 la polizia ha registrato in Svizzera 27’574 infrazioni per
consumo di marijuana e 7’588 infrazioni per consumo di hashish.
Ripercorriamo quindi alcune informazioni di base.
Il THC
La canapa è una delle più antiche piante psicoattive conosciute
dall'umanità. Dai suoi fiori e dalle sue foglie si estraggono più di 460
composti, di cui una sessantina hanno la struttura chimica tipica dei
cannabinoidi. Tra questi uno solo, identificato nel 1964, è
particolarmente attivo nel cervello: è il delta-9-tetraidrocannabinoide,
comunemente chiamato THC. La quantità di THC distingue le piante da
coltivazione, utilizzate per l’estrazione di fibre tessili (THC
inferiore a 0,3%), da quelle illegali per l’estrazione della droga (THC
anche oltre il 15%). Le piante più ricche in THC sono selezionate per il
mercato della marijuana. Da esse si raccolgono i fiori e le foglie che
una volta seccati, potranno essere aggiunti al tabacco per formare una
sigaretta alla canapa, lo spinello. Soprattutto sotto questa forma, la
canapa ha fatto irruzione nella nostra cultura negli anni ‘70 e dopo un
periodo di stasi, stiamo ora assistendo ad una diffusione sempre
maggiore soprattutto nelle fasce di popolazione più giovani.
Rispetto agli anni “Peace and love” vi sono almeno quattro differenze
che possono influenzare l’innocuità o la pericolosità della canapa. La
prima differenza è la concentrazione di THC. La canapa dei nostri giorni
presenta dei livelli di THC più alti rispetto a quella degli anni ‘70
(fino a 10 volte). Questo significa che non si possono utilizzare i dati
epidemiologici del passato per dimostrare l’innocuità dello spinello. Il
secondo cambiamento è l’abbassamento dell’età dei fumatori. Uno studio
francese dell’INSERM ha evidenziato che l’età della prima esperienza si
situa oggi mediamente attorno ai 15 anni. Per ottenere questa media
significa che una buon numero di fumatori consuma canapa già prima dei
15 anni. La situazione in Svizzera non è differente: secondo i dati
raccolti dall’ISPA, il 49,9% degli scolari di 15/16 anni e di sesso
maschile ha già sperimentato almeno una volta la canapa. Per le ragazze
la percentuale è del 39,1%. Ed è questo il terzo fattore: il netto
aumento del numero di consumatori. Secondo le ultime analisi dell’ISPA 6
anni fa la percentuale dei ragazzi di 15/16 anni che aveva già
sperimentato la canapa era solo il 12,3% (10,6% per le ragazze). La
quarta differenza è la frequenza del consumo. Se si chiede agli scolari
svizzeri di 15/16 anni con quale frequenza hanno fumato canapa negli
ultimi 12 mesi otteniamo le seguenti risposte (per i ragazzi di sesso
maschile): mai fumata (58,4%); meno di 9 volte l’anno: 19,6%; da 10 a 39
volte l’anno: 7,6%; più di 40 volte l’anno: 14,4%. Per le ragazze di
15/16 anni otteniamo risultati leggermente inferiori, soprattutto tra
coloro che non l’hanno fumata e tra le assidue. Mai fumata: 65,9%; meno
di 9 volte l’anno: 20,2%; da 10 a 39 volte l’anno: il 7,7%; più di 40
volte l’anno: 6,2%. Infine alcuni studi hanno messo in evidenza anche un
cambiamento nella modalità di assunzione. Da un uso ricreativo,
occasionale, serale e in gruppo, si è passati, almeno per la parte dei
consumatori più assidui, ad un uso regolare, spesso solitario, a volte
anche nelle ore mattutine. In questo clima di crescente banalizzazione
dell’uso della canapa è lecito chiedersi se il THC causi danni alla
salute.
Subito dopo lo spinello
Quando si parla di effetti di una sostanza bisogna distinguere gli
effetti acuti, che si osservano subito dopo il consumo da quelli a lungo
termine. Gli effetti acuti della canapa variano da persona a persona, ma
anche da spinello a spinello. Le concentrazioni di THC inalate possono
essere infatti molto diverse sia per la modalità di assunzione
(inalazione più o meno profonda del fumo nei polmoni) sia per la
quantità di canapa e di THC contenuto in uno spinello. Gli effetti
possono essere diversi anche in funzione degli stimoli dell’ambiente e
dallo stato psichico del consumatore. Si stima che dopo l’inalazione del
fumo, una frazione variabile tra il 15% e il 50% del THC passa
rapidamente nella circolazione sanguigna ed è distribuita a vari tessuti
del corpo. Quelli ricchi in grassi, ne sequestreranno una parte
importante che sarà poi liberata lentamente nei giorni successivi.
Gli effetti acuti della canapa influenzano varie funzioni del corpo: il
THC aumenta la frequenza cardiaca, dilata i bronchi, aumenta l’appetito,
diminuisce le capacità della memoria di lavoro, diminuisce l’attenzione,
le capacità di concentrazione e i riflessi e provoca dei disturbi ci
coordinazione. Le sensazioni ricercate sono invece uno stato di
benessere, introspettivo, a cui si alternano momenti di ilarità. Le
esperienze sensoriali diventano più intense, alcuni dettagli della
realtà emergono e diventano importanti, la percezione del tempo è
modificata, la relazione con gli altri sembra facilitata.
Conseguenze a lungo termine
Le conseguenze a lungo termine di un uso intensivo di canapa sono ancora
sconosciute. Mancano infatti dati a lungo termine che potranno essere
messi in evidenza solo tra qualche anno. Il dato che preoccupa
maggiormente è il chiaro aumento della casistica psichiatrica in
consumatori di canapa. Ci torneremo fra un attimo.
Un altro dato chiaro, ma di altra natura, è che lo spinello, più della
sigaretta provoca il tumore ai polmoni. La concentrazione dei composti
cancerogeni (benzoapirene e benzoatracene) sono infatti più importanti
nel fumo della canapa che in quello del tabacco. La canapa ha anche un
effetto di modulazione del sistema immunitario e altera il livelli degli
ormoni sessuali. Gli effetti non sono univoci e le alterazioni possono
variare sia di intensità sia di direzione. Tuttavia la maggior parte
degli studi si concentra oggi sulle conseguenze cognitive e psicologiche
del consumo cronico di canapa. Il cervello possiede infatti un numero
elevato di recettori al THC. La domanda, che non ha ancora trovato una
risposta, è se la canapa può alterare a lungo termine le funzioni
cerebrali legate alla memoria, alle abilità matematiche, alla
motivazione e ai disturbi psichiatrici. Contrariamente ad altre droghe
(come l’ectasy) il THC non sembra avere degli effetti tossici sulle
cellule del cervello (non vi è perdita di neuroni, ma alterazione delle
sue funzioni). Secondo le conclusioni di alcuni studi le alterazioni
delle capacità cognitive, che si osservano durante la fase acuta,
sembrano reversibili, anche nei consumatori cronici dopo un periodo di
astinenza. Altri studi sostengono invece che i consumatori cronici,
ottengono risultati inferiori nei test mnemonici, anche dopo un periodo
di astinenza. È tuttavia difficile dire se la causa sia lo stile di vita
o la sostanza.
Nei fumatori abituali è abbastanza comune l'instaurarsi della così detta
sindrome amotivazionale, caratterizzata da apatia, indifferenza
affettiva, mancanza di interesse per il futuro, per i rapporti sociali e
per il lavoro. Anche in questo caso è difficile separare la storia della
persona dagli effetti della droga. Tuttavia è facilmente immaginabile
che una sostanza neuroattiva come il THC possa effettivamente modificare
lo stato psichico a lungo termine ed essere quindi una delle cause dello
stato amotivazionale.
È infatti oggi accertato che il consumo regolare di marijuana aumenta
l’insorgere di psicosi tra i giovani. Sembrerebbe effettivamente che il
THC alteri un equilibrio biochimico che altrimenti non si sarebbe mai
spezzato, portando alcuni giovani alla malattia psichiatrica. Le
preoccupazioni maggiori sono quindi rivolte a quei giovani, forse anche
biologicamente predisposti, che in seguito ad un uso regolare di canapa
si trovano improvvisamente proiettati nell’oscuro mondo della malattia
mentale. Preoccupazioni sussistono però anche per coloro che per
svariati motivi devono regolarmente correre ai ripari sostituendo la
vivacità intellettiva e affettiva tipiche dell’essere umano con una
molecole chimica.
Un insegnante scriveva tempo fa una lettera ad un
giornale invitando i nostri politici a fare un giro negli scompartimenti
dei treni che portano gli scolari nelle scuole. Si diceva, in quella
lettera: “Tutti assieme appassionatamente ripassano gli ultimi spinelli
prima dell’interrogazione in classe”. È indubbio che alcuni messaggi
hanno fatto presa sui giovani più di altri: il desiderio di
depenalizzare l’uso da parte di alcuni politici, di adulti, e di
insegnanti è stato interpretato come una dichiarazione di innocuità
della canapa. Negozi e prodotti invitavano i giovani al consumo. Per
anni, nel nostro Cantone, nelle serre dove prima si coltivano i pomodori
e i cetrioli è fiorita la canapa protetta dal filo spinato. Alcuni
medici sono andati in TV a dire che uno spinello al giorno toglie il
medico di torno. Mentre lo Stato ha cercato di depenalizzarla in ogni
modo, senza mai riuscirci, ma facendo vincere alla Svizzera il titolo
del Paese dei quattro cannoni.
Ora bisogna spiegare ai giovani che ci siamo sbagliati. La canapa può
essere dannosa. E questo dopo ave vissuto per un decennio in Svizzera un
periodo di forte banalizzazione del consumo di canapa, con una cultura
che ha portato ad un netto aumento di consumatori di spinelli. Solo ora,
si fa dietrofront. L’aumento di patologie psichiatriche in età sempre
più precoce sono i risultati dell’atteggiamento “depenalizzante”
perseguito per alcuni anni dalla Svizzera. Ora anche il Consiglio
Federale ha detto no ad una proposta di Referendum popolare che
depenalizzasse ulteriormente la cannabis (15 dicembre 2006).
Didascalia figure: Consumo di canapa negli scolari
svizzeri di 15/16 anni di sesso maschile e femminile (dati ISPA: Trends
im Konsum psychoaktiver Substanzen von Schülerinnen und Schülern in der
Schweiz . Rapporto di ricerca No. 39, H.Schmid, M.Delgrande Jordan,
E.N.Kuntsche, H.Kuendig, 2003).