Le
differenze tra uomo e donna sono un tema difficile, delicato perché
viviamo in un mondo di differenze umane, e la questione sta nel cosa
vogliamo farcene di queste differenze: discriminare, valorizzare,
convivere, etichettare? Negli ultimi anni sono fioriti articoli e
trasmissioni TV che con troppa semplificazione hanno mostrato le
differenze cerebrali tra uomo e donna e spiegato quindi il motivo dei
nostri comportamenti diversi. Secondo numerose pubblicazioni ricolte al
grande pubblico, le donne possiedono il bernoccolo per alcuni compiti,
diversi da quelli maschili. Per esempio lui è meglio di lei ad
orientarsi nello spazio, nei compiti di abilità motoria, a mirare un
bersaglio e nel ragionamento matematico. Lei è meglio di lui nei test di
abilità verbale, nei compiti di precisione manuale e nel calcolo
aritmetico. Non esiste una predominanza dal punto di vista intellettivo,
sono semplicemente diversi.
Tali osservazioni sono persino corroborate da
differenze anatomiche cerebrali evidenziate con la risonanza magnetica
funzionale. Sembra quindi che il cervello sia sessuato e che alcune
caratteristiche femminili o maschili siano l’espressione di un programma
genetico prestabilito che, grazie all’influsso degli ormoni, porterà
alla genesi di maschietti che giocano alle macchinine e femminucce che
coccolano le bambole. Da adulti ritroveremo quindi gli uomini nei panni
di ingegneri e informatici e le donne di traduttrici e infermiere.
D’altronde non abbiamo bisogno della risonanza
magnetica nucleare e nemmeno dell’ingegneria genetica per affermare che
uomini e donne sono differenti. È una evidenza semplice, banale, così
come è banale distinguere il germano reale maschio da quello femmina. Ma
la questione che vogliamo affrontare non è questa. La domanda biologica
che abbiamo sul tavolo un po’ più specifica: uomini e donne hanno
cervelli differenti, si possono osservare strutture anatomiche
differenti e attività elettriche distinte che spiegherebbero per esempio
modi di ragionare, sensibilità. intelligenze o abilità diverse?
Formulata così la domanda ha una connotazione completamente diversa e
capiamo tutti che si tratta di una domanda che nasconde molte insidie e
che non può e non deve essere affrontata unicamente in chiave biologica.
Che la questione sia delicata è anche dimostrato dal
fatto che nessuno si interesserebbe ad un tema simile ma applicato ad un
altro organo: intestino crasso maschile intestino crasso femminile:
quali differenze? Oppure polmone maschile e polmone femminile quale
differenze? Siamo molto interessati alle differenze del cervello tra un
uomo e una donna, ma tutto sommato completamente disinteressati alle
differenze a livello di altri organi.
Se la miseria della donna non fosse causata dalla
biologia…
A dire il vero insospettisce questo tentativo di
dimostrare a tutti costi che gli uomini e le donne hanno abilità
intellettuali differenti determinate dalla loro natura. Anche perché è
un dato senza interesse clinico o scientifico. Quasi come se avessimo
bisogno di questi risultati per poter giustificare l’organizzazione
della nostra società e tranquillizzare tutti sulla base di oggettive
analisi scientifiche. L’evoluzione del rapporto uomo e donna e dei loro
rispettivi ruoli sociali rischia così di infrangersi contro l’equazione:
ereditabile = innato = inevitabile. Nessuna affermazione riesce meglio
di questa a giustificare il mantenimento di un ordine sociale con alcune
classi di persone poste sopra ad altre, e ricorda i tristi studi
realizzati da Lombroso, Agassiz, Morton, Le Bon – riassunti qui di
seguito - e tanti altri che tentarono, sulla base di pregiudizi sociali,
di dimostrare l’inferiorità di alcuni gruppi di persone rispetto ad
altri.
Oggi questo dibattito è per fortuna cambiato, ma la
questione di fondo è sempre purtroppo la solita che ci trasciniamo da
secoli, si vuole sapere se uomo e donna utilizzano il cervello
differentemente e individuare, se possibile, alcune basi anatomiche che
spieghino alcuni nostri comportamenti differenti. Si vorrebbe per
esempio sapere se alcuni parametri che si misurano ad un livello sociale
come la bassa percentuale di donne iscritte alla facoltà di informatica,
la predisposizioni della donne per le lingue, o la bassa percentuale di
uomini che fanno gli infermieri o il bucato sia in qualche modo scritta
nelle nostre cellule, prestabilita da un determinismo biologico che
determinano abilità, sensibilità e intelligenze diverse. Ed è qui
l’insidia di questa tematica. Se le differenze sono biologiche - o
addirittura genetiche - vuole anche dire che sono in buona parte
immutabili, a meno che si voglia andare contro natura.
Quindi in ultima analisi la discussione verte su una
questione aspramente dibattuta dalla biologia moderna: fin dove i mie
comportamenti derivano dall’azione dei miei geni e fin dove invece,
l’educazione, il modello socioculturale, le convenzioni sociali,
l’apprendimento modellano il mio cervello per farlo diventare maschile o
femminile? Quanto c’è di innato e quando c’è di appreso?
Le implicazioni culturali di una affrettata divulgazione scientifica
sono drammaticamente concrete: perché un datore di lavoro dovrebbe
assumere una persona di sesso maschile quando la scienza ribadisce che
per quel ruolo una donna sarebbe meglio? Perché una ragazza dovrebbe
orientarsi verso studi tecnici o scientifici quando la scienza afferma
che avrà più difficoltà dei ragazzi? E infine delle indebite conclusioni
creano un substrato culturale per una nuova formula di discriminazione.
Se le caratteristiche biologiche sono determinate dal DNA, solo andando
“contro natura” la donna e l’uomo potranno assumere nuovi ruoli.
Per fortuna, i fatti smentiscono queste ipotesi.
La storia: quando la scienza decretò l’inferiorità
della donna
È una storia che ci trasciniamo da almeno duecento
anni e esattamente da quando comparvero le prime riproduzioni di
scheletri femminili. Siamo nel 1733 in Inghilterra, nel 1753 in Francia
e nel 1797 in Germania. L’indagine anatomica sulla struttura dello
scheletro permise per la prima volta di raccogliere dati scientifici
sulle differenze tra uomo e donna. Ci si accorse per esempio che le
donne avevano un bacino più largo e un cranio più piccolo. Gli uomini
invece possedevano un cranio più grande e un bacino più stretto. Erano
dati che nascevano da meticolose osservazioni scientifiche, quindi
innegabili.
Questo primo fatto fu accostato ad un secondo altrettanto innegabile:
nessuna donna ricopriva cariche politiche o culturali di rilievo. Nacque
così una curiosa teoria che affermava l’esistenza di una strana legge
della conservazione dei rapporti tra bacino e cervello. Lo sviluppo del
bacino era in assoluta opposizione allo sviluppo mentale e si dedusse
che per la sopravvivenza dell’intera specie umana era meglio tenere
lontane le donne dall’istruzione.
La natura non è né giusta né ingiusta, quello di cui si accorsero gli
scienziati era che la natura aveva voluto semplicemente così. Una
conferma scientifica delle capacità ridotte del cervello femminile
arrivarono con il neurologo francese Paul Broca: Broca pesò centinaia di
cervelli prelevati da 4 ospedali parigini e trovò questi risultati:
292 cervelli di maschio: peso medio: 1325 g
140 cervelli di femmine: peso medio: 1144 g
I cervelli femminili pesavano mediamente 181 grammi
in meno di quelli maschili.
Broca comprese che questa differenza era spiegabile.
Una persona ha un cervello proporzionato alle dimensioni del suo corpo.
Un uomo con un corpo grande ha un cervello più grande di un uomo con un
corpo più piccolo. Broca lo comprese. Infatti in un altro studio, per
dimostrare la superiorità intellettuale dei francesi rispetto ai
tedeschi aveva proceduto ad una correzione, i tedeschi erano più grossi,
e così ottenne che i francesi avevano un cervello più grande. Ma nel
caso delle donne non ritenne opportuno applicare tale correzione. E
motivò così:
“Potremmo chiederci se le piccole dimensioni del
cervello femminile dipendano esclusivamente dalla piccole dimensioni del
loro corpo. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che le donne sono in media
un po’ meno intelligenti degli uomini, una differenza che non dobbiamo
esagerare ma che, nondimeno è un fatto reale.” (1861)
In verità il rapporto tra dimensioni del corpo e
cervello è reale, così come è anche vero che il peso del cervello non ha
nessuna ripercussione all’interno di una specie sulla varie capacità
intellettive. Vi sono stati grandi uomini con cervelli poco pesanti e
gente comune che eccelle unicamente per il peso dell’encefalo.
Questi studi furono riprese nel 1879 da un allievo di
Broca, Gustave Le Bon. Il pregiudizio, ben ancorato nella società
determinava la modalità di leggere i dati scientifici. Ecco le parole di
Le Bon: “Tra le razze più intelligenti, come tra i parigini esiste un
gran numero di donne i cui cervelli sono più vicini nelle dimensioni a
quelli dei gorilla che non a quelli dei maschi più sviluppati. Questa
inferiorità è talmente ovvia che nessuno potrebbe contestarla per un
momento; quello su cui si può discutere è il grado di inferiorità. Tutti
gli psicologi che hanno studiato l’intelligenza delle donne, come pure
poeti e romanzieri, riconoscono oggi che esse sono la forma più bassa
dell’evoluzione umana e che sono più simili ai bambini e ai selvaggi che
non all’uomo adulto e civilizzato. Sono assolutamente incostanti mancano
di pensiero e di logica e sono incapaci di ragionare. Senza dubbio
esistono donne di notevole talento, superiori all’uomo medio, ma esse
sono eccezionali come la nascita di qualsiasi mostruosità, per esempio
un gorilla a due teste, e possiamo quindi evitare di prenderle in
considerazione.”
E di seguito quelle di altri importanti studiosi del
tempo:
Carl Vogt, anatomista tedesco scrisse nel 1864: “Per
l’apice arrotondato e per il lobo posteriore meno sviluppato il cervello
del negro rassomiglia a quello dei nostri bambini e per la protuberanza
del lobo parietale quello delle nostre femmine”.
Cesare Lombroso affermava che la donna non solo era
più stupida, ma in alcuni casi il suo limite poteva manifestarsi anche
con l’amoralità, come avviene nella prostituzione, allora gli agganci
con gli esseri inferiori erano facilitati. Lombroso cercò di dimostrare
che i piedi delle prostitute erano prensili come quelli delle scimmie.
Edward Drinker Cope celebre paleontologo americano
identificò quattro gruppi, di forme umane inferiori: le razze non
bianche, tutte le donne, i bianchi europei del sud e le classi inferiori
delle razze superiori, i poveri insomma. E le basi anatomiche sulla
misura dei crani e dei cervelli che servirono da base per queste
classificazioni furono in seguito corroborate dallo sviluppo
psicologico: anche un non specialista poteva infatti osservare come i
selvaggi e le donne erano emotivamente molto più vicini ai bambini che
agli adulti bianchi.
Anche la psicologia si allineò aiutata dai dati sulle
dimensioni dei crani. Sviluppò quindi un suo modello per spiegare quello
particolare stato in cui l’emozione ha il sopravvento sulla razionalità.
Questo particolare stadio evolutivo del carattere umano che fu chiamato
lo stadio femminile.
Nell’anno della morte di Broca, Bischoff pubblicò uno
studio sul peso dei cervelli di 119 assassini e ladri. Il loro peso era
superiore a quelli di uomini onesti e di molti intellettuali. Tra queste
cifre ne spiccava una. Il cervello femminile più grande mai pesato,
1’565 grammi (1’144 era la media trovata da Broca). Apparteneva ad una
donna che aveva ucciso il marito.
Vi erano dati a sufficienza per mettere in dubbio le
teorie dominanti, ma il pregiudizio lo impediva. E la comunità
scientifica decretò l’inferiorità intellettuale della donna rispetto
all’uomo. E attenzione non era un mondo così lontano. Stiamo parlando di
un epoca che risale a 100 anni fa. Tanto per essere concreti: i miei
nonni erano appena nati.
La scienza moderna
Oggi i tempi sono cambiati dai semplici strumenti di
dissezione utilizzati nel XIXo sec. si è passati alla tomografia ad
emissioni di positroni e all’ingegneria genetica. Questo ha permesso di
smentire le sciocchezze proclamate nel secolo scorso e ha evidenziato
altre differenze. Il percorso effettuato dalla scienza moderna è più o
meno questo:
Esiste una differenza genetica tra uomo e donna.
Questo è un dato accertato, sicuro. Si sa che l’uomo presenta un
piccolo cromosoma in più che la donna non possiede: è l’Y. Si sa
anche che una parte precisa di questo cromosoma è responsabile per
la differenziazione delle gonadi in testicoli. In assenza di questo
frammento di DNA le gonadi si differenziano in ovaie. Questa
induzione genetica determina in seguito la produzione di ormoni
differenti e determina la genesi dei tratti sessuali caratteristici
che distinguono un uomo da una donna.
Esiste un azione ormonale differente tra uomo e
donna.
A partire da questi basi biologiche si è cercato
di evidenziare abilità diverse. Come le abilità nel compiere alcuni
test matematici, abilità linguistiche, abilità di orientamento
spaziale, ecc.
Sulla base delle abilità diverse si è cercato di
identificare strutture anatomiche con morfologie diversa nell’uomo e
nella donna.
I dati più famosi sono quelli raccolti da Doreen
Kimura una ricercatrice che ha elencato capacità cerebrali diverse e ha
cercato di spiegarle sulla base di una lettura dell’azione degli ormoni,
della genetica ed dell’evoluzione biologica. Kimura ritiene che uomini e
donne hanno abilità differenti sulla base di una storia evolutiva.
Semplificando, gli uomini delle caverne cacciatori ed esploratori hanno
sviluppato abilità spaziali più pronunciate delle donne. Le donne che
restavano al focolare hanno sviluppato abilità per lavoretti fini e per
il linguaggio. E queste diverse abilità le riscontriamo ancora oggi
nelle facoltà di ingegneria e di lingue frequentate le prime da uomini e
le seconde da donne.
Tuttavia a questi studi vale la pena sollevare alcune
critiche:
I risultati non sono concordanti. Altri studi non
hanno evidenziato tali differenze.
Se le capacità sono determinate da geni e ormoni
perché tali differenze non si riscontrano in tutte le etnie (fattori
ambientali)
Se le capacità sono determinate da geni e ormoni
perché tali presunte differenze stanno cambiando nella nostra
società (ruolo dell’ambiente)
Intendiamoci, trovare delle differenze e spiegarle
sulla base di semplici meccanismi biologici è allettante ma non si può
avere la pretesa di ridurre la complessità dello sviluppo di un essere
umano, che implica milioni di fattori di diversa natura all’azione di
qualche ormone e di qualche gene.
Parallelamente a queste indagine psicologiche lo
sviluppo delle nuove tecniche di visualizzazione dell’attività cerebrale
ha permesso di osservare i cervelli di uomini e donne in azione con
alcuni risultati spettacolari: Alcuni studi sono anche finiti su tutti i
mass media, con conclusioni affrettate.
Siamo esseri differenti, biologici ma anche
sociali.
Sicuramente delle differenze a livello cerebrale
esistono tra uomo e donna. Tuttavia bisogna stare attenti a non
semplificare troppo. Si stanno infatti accumulando parecchie evidenze su
differenze biologiche tra i due sessi, e nello stesse tempo si sta
cercando di spiegare – commettendo un grave errore – comportamenti,
ruoli sociali, capacità e abilità diverse di uomini e donne unicamente
sulla base di questi nuovi e insufficienti dati. È un errore comune
della scienza, storicamente già sperimentato, quello di leggere in
chiave riduzionistica quello che è invece una problematica complessa e
richiede perlomeno prudenza e approcci pluridisciplinari. Alcuni biologi
pretendono che l’espressione di qualche gene, o la presenza di qualche
proteina sia sufficiente per spiegare il complesso rapporto e le
differenze tra l’uomo e la donna. Questa tendenza a semplificare trova
nell’ambito delle differenze cerebrali tra uomo e donna un campo
particolarmente fertile, concimato da secoli di discriminazioni, da
secoli di ricerche che hanno tentato di dimostrare l’inferiorità
intellettuale delle donne rispetto agli uomini e quindi da secoli di
pregiudizi storici e sociali, ancora molto presenti nella nostra
società.
Il problema è quindi di capire, al di là di qualsiasi
stereotipo, quali interpretazioni possiamo dare ai dati biologici, per
convalidare queste differenze e smentire i riduzionismi scientifici. Non
si tratta di negare la differenza di genere e neppure i risultati
scientifici, ma di ricollocarli nella giusta dimensione, valorizzando il
contributo della cultura e dell’ambiente nella formazione dell'identità
personale e sessuata.
E l’ambiente?
Non possiamo infatti ignorare le recenti scoperte
biologiche sulle plasticità del sistema nervoso centrale, che dimostrano
che oltre alla genetica, bisogna considerare le influenze ambientali e
culturali che subentrano fin dal concepimento di un essere umano. Come è
possibile ignorare i condizionamenti culturali ben radicati nella nostra
cultura e che determinano, per esempio, atteggiamenti differenti persino
davanti alla forma di una pancia di una donna incinta? Tutto ciò che è
positivo è maschile: un ventre e dei seni ben ingrossati, un colorito
roseo del viso della futura mamma e il buon umore della gestante sono i
segni inequivocabili della futura nascita di un maschio. Tutto ciò che è
negativo o sinistro è femmina: una pancia appuntita a sinistra o piatta,
se la madre è facile al pianto oppure pallida, se ha gonfiori o macchie
sulla pelle allora sarà femmina. Non parliamo poi delle scatole di Lego
e delle sorprese della McDonald. Per le bambine offrono l’occorrente per
la casa: pentoline, aspirapolvere, ferri da stiro miniaturizzati,
servizi da tè, completi per cucire e ricamare, mentre ai maschietti
spettano animali, armi, veicoli ed eroi. Le scatole di Lego “maschili”
contengono l’occorrente per costruire mulini a vento, grattacieli e
stazioni spaziali, quelle femminili permettono di riordinare i letti e
le suppellettili di una casa con pareti, tetto e porte già costruite.
Alla luce dei dati sulla plasticità cerebrale, non sorprende che uomini
e donne abbiano un cervello con alcune strutture differenti. Mettete un
maschietto in queste condizioni e poi vedrete se quando sarà grande si
iscriverà alla facoltà di fisica o di ingegneria.
Una ricerca anche se oggettiva e scientifica non è
mai imparziale ed è influenzata da presupposti che prendono origine
dalla nostra cultura. Persino uno scienziato non è immune da una logica
pregiudizievole - pur inconsapevolmente - anche se i dati sono
scientificamente corretti. Siamo immersi in una cultura che fino a 100
anni affermava che la donna era inferiore all’uomo (dati scientifici
alla mano), la stessa cultura che ha ritenuto opportuno dare il voto
alle donne in Svizzera meno di 40 anni fa (nel 1971)… Non si tratta
quindi di accusare la scienza, ma piuttosto di interpretare i risultati
sbarazzando il campo da retaggi culturali e integrando i risultati in
una lettura più complessa. Il paleontologo Stephen Jay Gould scriveva: “Viviamo
in un mondo di differenze umane e di preferenze, ma l’estrapolazione di
questi fatti in teorie dai limiti rigidi è ideologia”. E la filosofa
Hannah Arendt aggiungeva: “L’ideologia è ciò che serve a non vedere
la realtà”.
Per saperne di più:
Questo articolo è nato dalla lettura dei libri
- Intelligenza e pregiudizio di Gould Stephen J.
- Sesso e cervello di Rogers Lesley
È anche il testo
di una conferenza tenuta per la “Settimana del Cervello” a Lugano