“E' bene che gli uomini sappiano che i piaceri e
le gioie, le risa e gli scherzi così come le sofferenze e i dolori, le
pene e le lacrime prendono origine dal cervello e solo dal cervello. In
particolare è solo attraverso il cervello che noi pensiamo, vediamo e
sentiamo, distinguiamo il bello dal brutto, il cattivo dal buono, il
piacevole dallo spiacevole... E' il cervello che ci rende folli o
deliranti, che ci ispira terrori o paure, che, sia giorno o notte, ci
porta il sonno, ci fa compiere errori sconsiderati, ci rende ansiosi
senza scopo, ci rende inconsapevoli, ci fa compiere atti inopportuni.”
(Testo attribuito a Ippocrate, V secolo a.C.)
Ippocrate aveva fatto centro: il cervello è il mezzo
attraverso il quale percepiamo il mondo esterno. Captiamo gli stimoli,
reagiamo di conseguenza ma soprattutto proviamo emozioni: rabbia, gioia,
amore, odio, paura. Tutta la vita è supervisionata dal nostro cervello.
Ma come si è evoluto?
Il cervello umano è il frutto di un lavoro evolutivo
iniziato milioni di anni fa con il primo organismo unicellulare animale:
incapace di produrre da solo l'energia necessaria per vivere, è
obbligato a esplorare il mondo esterno per cercare nutrimento al di
fuori del proprio corpo. In seguito, grazie alla selezione naturale
delle numerose mutazioni casuali nel patrimonio genetico, compaiono gli
organismi pluricellulari, via via più complessi e con nuove necessità:
alcuni diventano parassiti per vivere a spese di altri organismi, altri
simbionti per dividere le risorse energetiche con altri simili e trarne
un vantaggio comune. Per tutti quanti il bisogno primario è
l'interazione col mondo esterno. Alcune cellule si specializzano
diventando capaci di trasmettere impulsi elettrici: nascono piccoli
circuiti basati sull'invio di un messaggio non convenzionale
(l'elettricità, appunto) che solo alcune cellule possono creare. Una
conquista di poche cellule fortunate, ma che si rivelerà una strategia
vincente e vantaggiosa per tutto l'organismo.
Mentre osserviamo il grande quadro dell'evoluzione,
notiamo la comparsa di strutture sempre più organizzate e complesse,
come i Poriferi e gli Cnidari (spugne e meduse, per capirci), nei quali
i neuroni, ben distinti dalle altre cellule, creano una semplice rete
nervosa sufficiente ai bisogni dell'organismo. I messaggi elettrici si
moltiplicano in frequenza e intensità, e si passa a un vero e proprio
codice di informazioni che comanda le altre cellule. Ma il fine è sempre
lo stesso: comunicazione continua ed efficace. Nei molluschi e nelle
stelle marine i neuroni hanno un ruolo superiore: controllano i
rudimentali muscoli del corpo nello sviluppo del movimento e i neonati
organi di senso. Gli insetti possiedono un sistema gangliare, un
rudimentale sistema nervoso “a stazioni” ma senza un vero cervello
centrale.
Nei Vertebrati (che comprendono numerosissime
sottoclassi, dai pesci fino all'uomo) il corpo è sostenuto da una serie
lineare di vertebre e presenta per la prima volta un cervello vero e
proprio: il più semplice, nei pesci primitivi, è costituito soprattutto
dai centri olfattivi e dai rudimentali lobi ottici. Compaiono poi gli
anfibi, quindi i rettili: i coccodrilliani sono i primi esseri viventi a
sviluppare la corteccia cerebrale, cioè la porzione di cervello più
evoluta che, nell'uomo, è sede della maggior parte delle funzioni
superiori. Arrivano poi gli uccelli, padroni del volo, e infine i
mammiferi. Gli ultimi arrivati (in termini di tempo) nello zoo evolutivo
sono i primati, fra i quali noi uomini. Ma come può un ammasso di
cellule darci la percezione di noi stessi e del mondo esterno?
La percezione sensoriale non è altro che il frutto
dell'elaborazione degli stimoli percepiti, l'output della “macchina
cervello” che, per quanto evoluta, può anche sbagliarsi, originando le
più assurde sinestesie sensoriali. Ognuno di noi è protagonista del suo
personale mondo, costruito grazie alle proprie esperienze e alle
interazioni con l'ambiente che lo circonda. Per i neuroscienziati non
esiste un unico mondo, ma migliaia di interpretazioni differenti, tante
quante sono le persone. Un esempio? Le percezioni dei suoni e dei colori
sono assolutamente personali, date rispettivamente dalla conformazione
della coclea e dalla tipologia di coni e bastoncelli. Anche medici e
farmacologi sono d'accordo: tu e io siamo sensibili in modo diverso allo
stesso farmaco e in nessun modo la cura per il tuo mal di testa potrà
curare alla perfezione il mio.
Il nostro cervello è simile a quello di ogni altro
essere umano ma nel contempo è unico. Ognuno di noi è il risultato di un
programma generale, dettato dai geni, che si sviluppa solo ed
esclusivamente grazie all'esperienza personale. E’ un grande, immenso
algoritmo in continuo aggiornamento: migliaia di funzioni si nutrono di
dati biologici. Il tatto, la vista, l'udito, gli odori e i sapori
aggiornano continuamente il mondo “virtuale” in cui viviamo, plasmando e
perfezionando i circuiti neurali fin dalla nascita e per tutta la vita.
L'organizzazione è data dalla comunicazione: i neuroni formano, in
ognuno di noi, un milione di miliardi di circuiti. Se contassimo un
contatto sinaptico al secondo finiremmo tra 32 milioni di anni!
E la coscienza? Non è localizzata in un punto definito del cervello ma
emerge dalla connessione di più aree cerebrali: le nostre percezioni
vengono integrate con gli istinti e le emozioni, dando origine alla
percezione di sé. Anche la memoria è un processo attivo: non ci
limitiamo a registrare dati in modo passivo ma li rielaboriamo di
continuo, creando una banca dati accessibile in ogni momento, anche in
modo insolito. Come diceva Proust, possiamo evocare ricordi sepolti
nella memoria semplicemente annusando un biscotto o ascoltando una
melodia.
“E per mezzo dello stesso organo diventiamo pazzi
e deliriamo, e le paure e il terrore ci assalgono...Tutte queste cose
sopportiamo dal cervello, quando esso non è in salute.”
(Ippocrate, V secolo a.C.)
Nel nostro cervello si trova anche quella sottile
linea di divisione tra sanità (come la intendiamo noi occidentali,
“seguaci” della medicina moderna) e malattia mentale, a volte così
fragile da non poter dire se chi ascolta “l'altra metà del cervello” sia
realmente folle o se abbia accesso a una visione del mondo diversa o
speciale.
Consigli per la lettura
Libri per bambini
Nick Arnold, Neuroni, ipofisi, meningi e altri cervellotici elementi, da
10 anni, Salani, 2002
Laurent Degos, Il mio corpo:centomila miliardi di cellule, da 6-9 anni,
Economici Dedalo, 2006
Associazione DANA: raggruppa tutti i più importanti neuroscienziati del
mondo pubblica un resoconto delle più importanti scoperte scientifiche
http://edab.dana.org/welcome_it.cfm