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Scienza per tutti - Dossier

Medicina e Biotecnologie 

La poliomielite un flagello (quasi) domato

di Giovanni Pellegri

La vaccinazione che protegge dalla poliomielite è nata 45 anni fa, messa a punto in un primo momento dal dottor Jonas Salk e perfezionata qualche anno dopo da un altro medico, Albert Sabin.
La poliomielite, denominata anche paralisi infantile, è una malattia virale la cui trasmissione è esclusivamente interumana.
È una patologia che colpisce primariamente le vie digestive, i virus possono essere isolati nelle feci dei malati e per alcuni giorni anche nella gola. In una piccola percentuale di casi le conseguenze di questa infezione possono essere molto più gravi, infatti, il virus della polio può attaccare il sistema nervoso e provocare delle paralisi a tutti i livelli. Se ad essere danneggiati sono i muscoli che permettono la respirazione, l’esito può essere mortale. Un tempo questi malati erano sistemati nei polmoni di acciaio dai quali alcuni ne uscivano gravemente andicappati. Più frequentemente i muscoli ad essere colpiti sono quelli delle gambe, la paralisi può anche essere definitiva. Fino alla fine del XIX secolo la polio era endemica nel mondo intero, la maggior parte dei malati si infettava in tenera età, ma solo una piccolissima parte era colpita da paralisi. Il tasso di mortalità era basso e la paralisi residua colpiva quasi unicamente i bambini molto piccoli, l'infezione provocava un'immunità permanente. Con il tempo, la fisionomia della malattia è cambiata, ma la vera svolta giunse solo con l’avvento del primo vaccino grazie al dottor Jonas Salk.
Nel 1954 coltivando in laboratorio il virus della polio in cellule provenienti dai reni di scimmia, Salk si accorse che il virus perdeva di virulenza divenendo inoffensivo per l’uomo se trattato con una sostanza chimica, il formolo. Il virus così trattato poteva essere iniettato e conferiva un buon grado di protezione contro la poliomielite. Immediatamente due milioni di bambini, canadesi, finlandesi e nordamericani furono vaccinati, dimostrando l'innocuità e l'efficacia del vaccino.
Nel 1960 Albert Sabin, mise a punto un altro tipo di vaccino antipolio. Contrariamente al vaccino di Salk, il virus utilizzato era attenuato ma ancora «vivo». Questi tipi di vaccini sono in genere più efficaci ed economici e conferiscono un'immunità duratura. Altro vantaggio importante è la somministrazione per via orale, non occorrono quindi aghi o siringhe. Ma i grandi benefici collettivi si pagano, infatti, questo secondo tipo di vaccino in pochissimi casi può provocare delle paralisi. Nonostante questo effetto secondario rarissimo, il piano di vaccinazione mondiale ha permesso di salvare milioni di vite e di prospettare tra pochi anni un mondo senza polio.

Vaccinarsi, un gesto solidale
La strategia preventiva è uno dei capisaldi della sanità. I risultati a dir poco spettacolari contro la poliomielite, conseguiti con la tecnica delle vaccinazioni, ne testimoniano l'elevato valore medico, economico e sociale. Con le vaccinazioni si proteggono moltissime persone ed in particolare i bambini. A dimostrazione dell'importanza della vaccinazione collettiva si può citare l'epidemia di poliomielite scoppiata in Olanda nel 1993 in una comunità religiosa che rifiuta le vaccinazioni. Si sono ammalate di polio 68 persone delle quali due sono decedute. In questa comunità di circa 60.000 membri era già stata registrata un'altra epidemia nel 1978, da notare che nel resto della popolazione olandese che conta una copertura vaccinale del 95%, durante lo stesso periodo non si è registrato nemmeno un caso di poliomielite. Anche in Perù, nazione nella quale erano diagnosticati ancora recentemente circa 20.000 casi di poliomielite l’anno, dopo un intensivo programma di vaccinazione organizzato dall'OMS, l'incidenza di questa temibile malattia si è azzerata!
Malgrado ciò non sono pochi, anche nel mondo medico, coloro che vedono di malocchio il diffondersi della pratica vaccinica, sottovalutandone i successi e mettendo in risalto gli inconvenienti. Le campagne contro le vaccinazioni sono infarcite di tanta ideologia e di pochi dati scientifici, molti preconcetti e affermazioni non dimostrate. In questi ultimi anni si è arrivati al punto di ricorrere a terapie alternative per cercare di annullare i presunti effetti negativi dei vaccini.
L'efficacia protettiva di un vaccino non è mai immediata e totale, esige qualche giorno di attesa, non è sempre duratura e a volte occorre richiamarla nel tempo. Un vero vaccino è strettamente specifico, cioè previene un solo tipo di infezione e tanti germi hanno la tendenza a variare la loro specificità e la loro virulenza diminuendo così l'efficacia del vaccino. La somministrazione dei vaccini, inoltre, può avere degli effetti collaterali, nella maggior parte dei casi minori come malessere, febbre, stanchezza, ma in un numero decisamente piccolissimo di casi possono essere ben più gravi.
Bisogna sottolineare che il rifiuto non è unicamente verso i vaccini, ma verso tutti gli aspetti della scienza medica moderna, è sempre più grande il numero di persone che preferiscono ricorrere alla medicina omeopatica o altre medicine parallele, che sconsigliano l'uso di vaccini. Da notare che queste teorie risalgono ad ipotesi fatte secoli fa, che non tengono conto dei progressi realizzati nel campo dell'immunologia e dei risultati ottenuti nel campo della prevenzione delle patologie infettive. Grazie agli importanti progressi compiuti dalla scienza e dalla tecnica, la preparazione dei vaccini è di molto migliorata rispetto al passato, con vantaggi sia per quanto riguarda l'efficacia della profilassi sia per la sicurezza.
Un esempio dimostra il prezzo che si deve pagare quando si ha troppa paura dei rischi. Con la scoperta del secondo tipo di vaccino antipolio nel 1960, l'Italia discuteva se passare a questo tipo di vaccinazione che era ancora in fase sperimentale, o se mantenere il vaccino di tipo Salk, meno efficace ma più sicuro. Il secondo tipo di vaccino fu introdotto solo nel 1964, questo ritardo provocò 8000 casi di paralisi e più di 1000 morti.

L'obiettivo della vaccinazione è quello di proteggere il singolo soggetto, ma anche di ridurre progressivamente l'incidenza della malattia nella popolazione fino a farla scomparire. I genitori che rifiutano di sottoporre i propri figli alle vaccinazioni per ideologie o per timore degli effetti collaterali dovrebbero considerare che i loro bambini hanno il vantaggio di vivere in una società di persone vaccinate che concorrono all'interruzione della catena della trasmissione della malattia. Quindi vaccinare i propri figli è un gesto che protegge la loro salute ma è anche un esempio di solidarietà.

Obiettivo: un mondo senza polio
Il vaiolo è la prima malattia infettiva scomparsa dal nostro pianeta, la prima patologia della storia combattuta con l’ausilio di un vaccino. Grazie a Edward Jenner, scopritore del primo vaccino, all’inizio del 1800 si disponeva di un’arma che permetteva di arginare la diffusione del vaiolo che allora, provocava nella sola Europa una morte su dieci. Estendendo questa pratica al maggior numero di persone possibile si è giunti nel 1977 ad estirpare questa patologia dalla faccia della terra. Merito di Jenner fu quello di comprendere che batteri e virus possono danneggiare l'uomo ma nello stesso tempo modulano il sistema immunitario, inducendo la fabbricazione degli anticorpi, molecole capaci di proteggere da nuovi attacchi da germi.

Ogni anno muoiono nel mondo almeno due milioni di bambini per malattie che sono prevenibili con le vaccinazioni. Dopo la scomparsa del vaiolo, gli stati membri dell'Organizzazione Mondiale della Salute, hanno deciso di sradicare anche la poliomielite. A causa di una bassa copertura vaccinale nel nord della Nigeria è scoppiata un'epidemia di poliomielite causata da un mutante del ceppo usato per il vaccino orale.

La campagna di eradicazione del virus dal mondo è iniziata nel 1988. I successi sono stati senza precedenti, tanto che nel 2002 i casi segnalati erano solo 480 rispetto ai 350.000 del 1988.
L'Organizzazione mondiale della Sanità avevano inidicato il 2009 per la completa eradicazione della poliomielite, ma un raro ceppo del virus si sta ora diffondendo in alcuni paesi. Nel 2006 i casi segnalati sono così aumentati a 1997 (il 90% dei casi in soli due Paesi: Nigeria e India). I dati sono consultabili al sito:
http://www.polioeradication.org/

La poliomielite è scomparsa dal nostro paese da oltre 20 anni grazie alla copertura vaccinale, ma il rischio sarà sempre presente fino a quando la poliomielite non esisterà più in tutto il mondo, ciascuno di noi è responsabile della salute di tutti.


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